Brutti, sporchi e cattivi

Domenica sera siamo andati a consegnare il materiale raccolto per gli sfollati di via Prenestina 944, un’occupazione abitativa in un ex albergo, dove hanno trovato rifugio 170 famiglie, per un totale di più di 500 persone, di cui pochissimi italiani, quasi tutti stranieri.

Sabato c’è stato l’incendio di un plesso della struttura, cui è seguito lo sgombero dei locali, ufficialmente “per ragioni di sicurezza”. Peccato che per ragioni di sicurezza si sia scelto di sospendere tutti gli allacci delle utenze, e quindi da quattro giorni ormai 500 esseri umani sono al freddo, al buio, senza acqua per lavarsi e nulla per scaldarsi se non tutti i beni che gente normale, tipo noi, tipo chiunque, ha scelto di donare. Continua a leggere

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Sola me ne vo per la città

stradaIeri sera me ne andavo in giro tutta sola. Tornavo da casa di Maura, la mia amica, e mi dirigevo a Sparwasser, il mio circolo Arci, nel primo buio serale di questo turbolento inizio d’inverno.

Trotterellavo spensierata col mio zaino gigante con il pc, svariate agende e tutto quello che mi serve, in linea di massima, per affrontare la giornata quando esco di casa la mattina: dopo lavoro, avendo finito più tardi del solito, non ero tornata a casa ma ci eravamo dirette subito da lei a fare un aperitivo per chiudere l’intensa giornata e fare le nostre solite chiacchierate sui soldi che mancano, le grandi aspettative, lo scoramento e sempre le stesse storie.

Casa sua, che per un periodo è stata anche mia, dista giusto qualche minuto da Sparw e così verso le 21 sono uscita per raggiungere amici, compagni e Luca. A metà strada mi sono resa conto del fatto che lungo la via ero completamente da sola, al punto che, sovrappensiero, mi ero convinta che fosse notte inoltrata. Continua a leggere

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Le promesse non mantenute a un bambino di cinque anni

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Ieri Errecinque ha compiuto cinque anni.

È in quell’età in cui si sta saldamente sulle proprie gambe, si conoscono pressoché tutte le parole essenziali, si comprendono ragionamenti non troppo articolati e, tendenzialmente, ci si fa una propria idea di alcune cose. Continua a leggere

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Quella di Macerata è la storia dei ribelli

1Ogni storia ha, a seconda di come la racconti, un significato diverso. Se qualcuno ti racconta che in una galassia lontana e lontana, in perenne guerra, qualcuno ha provato a dare ordine ma un gruppo di folli continua a destabilizzarlo e a portare avanti con ostinazione una guerra infinita, puoi guardare Star Wars tutte le volte che vuoi ma i ribelli saranno sempre i cattivi irresponsabili.

Ed è quello che sta accadendo al nostro Paese, che sta vivendo una dinamica che sarebbe addirittura affascinante psicanalizzare, spaccato da una mediaticità feroce e cattiva e una quotidiana umanità che, per fortuna, si ostina a sopravvivere. Continua a leggere

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Un sacco di cose tutte insieme

1Prologo: Corviale

Ieri sono stata tutto il giorno a Corviale per lavoro. Corviale è un posto in cui qualche pazzo criminale ha pensato di far costruire un palazzone lungo 1 km in mezzo al nulla. 1 km di cemento, per 1200 nuclei familiari, per 8500 persone. Cioè questa è una stima.

Perché c’è tutto un affare inerente al IV piano di questo mostro, che era stato lasciato libero per essere adibito a luogo ricreativo, dove dovevano sorgere negozi, attività culturali e quanto doveva servire a lenire la coscienza di un’idea folle di urbanistica che a un certo punto ha ritenuto che ammassare migliaia di anime l’una sull’altra fosse un fatto che tutto sommato si poteva fare, purché lasciassi loro qualche spiraglio per respirare, che fosse una salumeria, un negozietto, o altro.

Niente di tutto ciò è mai arrivato, e tutti quegli spazi vuoti sono stati riempiti da chi cercava una casa. E’ una storia che conosco troppo bene, non vi ricorda niente? Cemento, colate di cemento ovunque, giganti solitari in mezzo al niente che pullulano di umanità varia che nessuno conosce, nessuno capisce e che tutti vedono soltanto attraverso la lente distorcente degli schermi tv o pc.

 

La ragazza di Scampia

Io ci sono cresciuta in un contesto del genere.  Ovviamente appena l’ho visto ho pensato a Scampia, e ho pensato alle Vele, perché il collegamento era pure troppo facile. Però, visto che un poco stimo la mia intelligenza, vorrei chiarire che oltre a pensare alle Vele ho pensato a un fatto specifico.  Continua a leggere

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La ragione per la quale non vi permetterò mai più di parlare del mio corpo

1L’avete posta come un problema di classifiche, come l’inopportunità di fare i conti sulla pelle delle persone e di stare a verificare quali e quanti stupri commettessero italiani, migranti, biondi, belli o brutti.

La verità è che non ve ne frega un cazzo, non ve n’è mai fregato un cazzo.

La ragione per la quale non vi permetterò mai più di parlare del mio corpo, della mia sicurezza, della necessità di proteggermi o meno, della mia intimità violata, è che a voi non è mai fregato niente di quello di cui si stava parlando. Continua a leggere

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Làb-uso ovvero: avete costruito una società infame e l’avete chiamata sicura

1È interessante questa nozione di “abusivo” di cui vi riempite la bocca, di cui fate “abuso” da un paio di giorni a questa parte.

“Quell’occupazione è abusiva”

“Quegli allacci sono abusivi”

E’ molto interessante, al punto che adesso ci mettiamo a fare un bel gioco con le paraetimologie del termine.

Abuso, da ab-usus, da ab-utor, dove utor sta per “utilizzare” e “ab” una preposizione latina che indica un moto da luogo, un allontanamento. Continua a leggere

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