Di lunedì si fanno i conti con la storia.

Non è che visto che il blog si chiama errecinque tutti gli articoli vengono elaborati durante viaggi, o trattano di viaggi. Questo, comunque, sì.

Succede che la tanto disastrata e tanto denunciata situazione dei trasporti pubblici in Campania regali momenti entusiasmanti, oscillanti tra Brecht e Kafka.

Succede che il treno delle 21,50 da Montesanto riportato sul sito in realtà non esista, e che per pura fortuna si riesca a prendere una metropolitana per la stazione alle 22.15, tentando la disperata impresa di prendere l’ultimo treno, quello delle 22.22.

Accade di arrivare col fiatone davanti alle porte del treno alle 22.21, e dire al capotreno: “non ho il biglietto, i tabaccai sono tutti chiusi”, e accade che lui sia particolarmente un idiota e risponda: “potrà farlo a bordo pagandolo di più, 43 euro”. Su un biglietto che costa 2,80€.

 

La complessità meravigliosa che compone ognuno di noi è dettata dal fatto che sono le qualità, ma soprattutto i difetti a fare una persona. E io di difetti ne ho un po’. Intanto, non sono una persona calma, e non sono certamente una che le manda a dire. Diciamo che sono il tipo di persona che se dice ad un capotreno che alle 22.22 non è riuscita ad acquistare un biglietto non per colpa sua e anche e soprattutto grazie ai ritardi dei mezzi di trasporto pubblico e si sente rispondere che se prende il treno riceve una multa può capitare che inizi ad urlare che se la cosa non dipende da lei non è un suo problema e che se solo si azzarda ad avvicinarsi chiama i Carabinieri. Il classico tipo di persona che sale sul treno urlando la stessa cosa al telefono e poi si siede nel primo scompartimento, credendolo vuoto.

Può accadere talvolta che lo scompartimento non sia vuoto, e che ci sia un simpatico vecchietto sorridente che osserva divertito la scena e che appena ho riattaccato si avvicina complice.

 

“Signurì, voi tenete ragione, guardate questa pratica” e mi mostra un foglio maltrattato di un rimborso di 127 euro per un viaggio a Zurigo mai effettuato.

“E’ di aprile, io sto aspettando da aprile e gliel’ho detto ieri sera, e glielo dico tutte le sere, finchè non mi danno il mio rimborso, io non faccio il biglietto”.

Il destino, Trenitalia e la Regione Campania combinano incontri che nemmeno il più sapiente dei profeti potrebbe pronosticare, ed eccolo qui il mio ciarliero compagno di viaggio: alto, col pancione, pantoloni beige, camicia a quadri, coppola e baffi, direttamente da Sala Consilina, che torna dall’INPS per “un servizio di pensioni”.

Ha voglia di parlare, e così comincia un lungo monologo a tratti avvilente, a tratti esilarante, che mi accompagna per i trenta minuti di viaggio Napoli – Scafati. Il mio pensiero ricorrente, ovviamente, è stato: “maledetta me, una cosa così non sarò mai in grado di riportarla”.

Ma un tentativo lo devo fare.

Il punto di partenza è chiaramente Trenitalia, i trasporti pubblici, la regione Campania: “Fanno tutti schifo, qua siamo arrivati al punto di dover fare disobbedienza fiscale, ma per forza. Pensano solo a rubare e a mangiare e lasciano i nostri giovani così. Guardate signorì, io ho fatto la fame. Ho vissuto il dopoguerra ma vi giuro che non era così, c’era lavoro, tutti potevano lavorare, ognuno teneva le possibilità”.

Dal contestuale passa poi a valutazioni politiche nazionali: “la verità è che MarioMonti e la Fornero ci hanno inguaiati, hanno inguaiato a voi giovani, io la mia pensione di 1200 euro la tengo, ma voi tra settant’anni non terrete manco 300 – 400 euro, vi hanno inguaiati!”

“Poi è normale che arriva un Preiti e fa quello che ha fatto. Ve lo ricordate, signorì, l’attentatore? Quello siciliano che sparò ai carabinieri? Ma dico io ma quelli che sono servi dello stato e guadagnano solo 1300 euro al mese, perchè si sono messi in mezzo? Quello faceva un piacere pure a loro, che questo stato non li onora!”

“L’unico che ha fatto politica in Italia sapete chi è? È Preiti. Quello ha sbagliato solo una cosa: che è andato da solo. Tu da solo pure se non ti fermano quanti proiettili puoi usare? Cinque? Sei? Quello ha sbagliato che non si è fatto prima un giro a dire ‘io voglio fare questa cosa, perchè non venite con me?’ ..potevano essere trenta, quaranta, e allora si facevano fuori tutti questi politici e stavamo tutti quanti bene! Io ci andavo, secondo me un sacco di gente veniva però dovevamo essere magari tutti anziani che non teniamo più niente da fare: io me li andavo a fare un paio d’anni di galera, tanto ormai ho fatto, la mia bella pensione la tengo e non me la possono toccare, e facevo qualcosa per i giovani!”.

Il riferimento all’economia europea è d’obbligo.

“La verità, signorina mia bella, è che finchè i politici non decidono di sganciarsi dalla Germania, che è quella che ci inguaia, è questo euro che ci ha ucciso, non ci riprenderemo mai. Noi stavamo bene prima di loro, era il paradiso qua, e poi all’improvviso non si è capito più niente e finchè noi diamo retta a quella l’Italia non si salva.”

“Mo ve la dico io qual è la soluzione, è una sola”, col dito alzato scandisce lentamente la sua lettura delle dinamiche europee: “Io mo ve lo dico, io tengo una quinta elementare ma capisco tutto, poi un giorno che si avvera io non ci sarò più ma voi direte ‘quella sera il signore del treno me l’aveva detto e teneva ragione’: l’Italia si salverà solo quando la signora Marina Le Pen prenderà il potere in Francia, togliendo pure di mezzo quell’Hollande che con i comunisti si fa sempre la fame, e noi ci salveremo. Ci salveremo perchè quella schifa l’America e così l’America si allontana, si toglie un poco davanti e non dobbiamo più fare per forza l’Europa come ci dice l’America e ognuno torna a pensare ai fatti suoi e noi torniamo alla lira e stiamo tranquilli e ognuno pensa a sè e si torna a come negli anni 60 che, mi dovete credere signorì, era il paradiso. Pa – ra – di – so”.

Io, capito l’andazzo, sorrido e annuisco, accogliendo il fiume di parole e sperando di essere in grado di riportare almeno minimamente questo momento.

 

Nel frattempo sale un gruppo di ragazzi di colore sul treno, e si dirigono nel vagone successivo.

Apriti cielo.

Pure questi qua, che vengono qua a togliere il lavoro ai nostri giovani. Veramente signorì: non è possibile. Qua teniamo i giovani senza lavoro, che non sanno come devono fare e questi devono venire, a prendersi il lavoro e poi pure i soldi dello stato quando poi non se ne fottono niente. Qua non funziona niente e non si può mangiare e io poi perchè devo pensare ai siriani? Ma affondano e affondassero coi loro barconi!”. Si altera, a questo punto è in piedi, urla in maniera concitata: “ma a me che me ne fotte di questi chitestramuort di siriani che stavano facendo succedere la terza guerra mondiale e mo me li devo prendere pure io qua? Qua i giovani non possono tenersi una cosa di soldi per sposarsi e io devo pensare pure a loro?” si risiede “Veramente guardate, non è razzismo: è sopravvivenza. Dico io tutti questi siriani e tutti questi del Patto di Varsavia perchè devono venire qua? Ma se ne andassero da un’altra parte che quelli sono i peggiori: albanesi, rumeni, tutti schifusi che vengono a rubare. Come le badanti: ma voi lo sapete che l’80% delle badanti viene a rubare? Hanno proprio una tattica. Vengono, si fanno un paio di mesi dalle signore, si prendono le perle, l’oro, poi un giorno fanno il colpo grosso e spariscono, e non si trovano più. Come fanno con gli appartamenti! Affittano una casa già con i mobili, stanno un paio di mesi, poi una notte bell e buon vengono con il camion, la svaligiano e ti lasciano la chiave di casa vicino alla porta, e se ne vanno in un altro paese a fregare qualche altro povero italiano”.

“E pure gli uomini signurì, si vengono a prendere il lavoro: pittano, fanno i muratori, per trenta – trentacinque euro al giorno, e fanno concorrenza agli italiani! Un sacco di giovani da me a Sala Consilina non lavorano perchè un giovane per trenta euro non vale manco la pena che esce di casa per le spese che tiene, e allora quelli invece gli basta perchè vivono come i suzzusi, e fanno concorrenza”.

“Veramente, io sono stato in Germania a lavorare, ma noi in Germania non facevamo la concorrenza ai tedeschi: quanto prendevano loro ci prendevamo noi, con il contratto e tutto, non come questi che sono scorretti. Lo sapete chi sono i veri uomini in Europa signurì? La Spagna. Quelli li sparano direttamente mentre stanno arrivando a mare: che vuoi fare? Vuoi venire da me? Ma i te spar proprio così la prossima volta non ti avvicini! Noi invece l’esercito, la marina, i carabinieri, e chi li paga questi? Io!”

Si batte le mani sul petto con fare serio: “lo sapete come diceva Totò signorì? Eio pago!!”

“Signorì io sono stato pure in Germania, ma c’era il rispetto: gli italiani erano tutti voluti bene perchè eravamo umili, rispettosi, lavoravamo. Che là non vogliono sapere niente, stanno le regole e quelle sono, e se non ti piacciono te ne vai. E te ne vai veramente. In Germania se sta una vecchia affacciata che ti vede che passi con il rosso quella si segna la targa, chiama la polizia ‘pronto? Polizai?’ e subito subito ti mandano la macchina a bloccarti e a ritirarti tutto: patente e macchina. Pure se ti vedono che cammini e sbandi che stai ubriaco. Pensate che io stavo là da un anno e vennero due miei cugini di secondo grado a trovarmi per trovare lavoro, e io andai un giorno a fare un servizio e li lasciai a casa. Ero andato a mettermi d’accordo per fare gli straordinari perchè là si lavora dal lunedì al venerdì e basta, e se vuoi lavorare il sabato e la domenica devi fare gli straordinari, e io dovevo demolire le case e andai da quello. I miei cugini allora stavano a casa e videro sul sottotetto – perchè là le case hanno il sottotetto – che ci stava un nido con un merlo grande e due piccoli e andarono e li presero e la signora di fronte li vide che li spellavano”.

“Comunque signorì vi dico a voi che quelli furono capaci di fare i merli con le patate e quella gli mandò la polizia. Quando arrivai a casa li trovai che urlavano loro e la polizia e la polizia gli fece il foglio di via perchè ‘no, basta! Se ne devono andare!Se voi in Italia vi mangiate pure i cani qua no. Qua il cibo è quello e basta!’ e li volevano cacciare e io allora volevo ragionare ‘ma scusa, quanto costa un merlo? Possibile che è più importante un merlo tedesco che un uomo italiano?’ Ma poi nemmeno un vecchio, erano giovani di diciotto anni, potevano lavorare! E invece niente, non ne volevano sapere e allora io dissi alla Polizia “senti polizia, aspetta un attimo, dammi solo un giorno” e andai al cantiere dal padrone e allora..” a questo punto ha cominciato a mimare una conversazione di almeno un minuto e mezzo in un perfetto tedesco. Chiaramente non ho capito un’acca, ma lui urlava e gesticolava, facendo ora se stesso, ora il suo padrone, fino a che finalmente si è ricordato della mia presenza nel vagone: “insomma signorina mi sono licenziato. Lui non me ne voleva fare andare ma io niente! Gliel’ho detto: se voi pensate che vale più un merlo che due italiani allora io qua non ci voglio stare, me ne vado pure io. E quello diceva ‘ma no! Dove vai? Tu sei bravo’ perchè quelli a noi italiani ci volevano assai, perchè eravamo forti, tenevamo la salute, per la dieta mediterranea. Che tu quando arrivi là loro ti tengono cinque giorni a fare le visite, e a noi italiani ci facevano le analisi del sangue e dicevano ‘ma quanti globuli tieni?! Ma com’è possibile?’ perchè noi mangiavamo diverso, di più, più corposo, e quello mi voleva tenere perchè io lavoravo bene ma io niente, perchè noi italiani dobbiamo essere rispettati e quello non ci aveva rispettati e la cosa più importante quando vai fuori è che siamo tutti uniti perchè bisogna stare insieme! E poi ci aveva chiamati mio cugino da Milano per un lavoro, siamo andati là e siamo rimasti a lavorare ventotto anni”

Eh signorì, noi italiani eravamo rispettati in Germania, quando entravamo nei bar ci guardavano tutti e dicevano ‘sono gli italiani’! Ci rispettavano signorì, eh noi sapevamo usare i coltelli! Loro erano bravi, facevano le arti marziali, ma noi tenevamo i coltelli e le arti marziali non ci fanno niente cu i curtielli”.

A questo punto, per fortuna, ero a Scafati.

Saluto educatamente, e scendo dal treno.

Tra l’allucinato, l’incazzato ed il divertito mi avvio ad uscire dalla stazione, pensando che non so se c’è una morale ma, se dovesse esserci, probabilmente non voglio conoscerla.

 

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Una risposta a Di lunedì si fanno i conti con la storia.

  1. Giacomo Gabbuti ha detto:

    Per la parte su Preiti ti meriti questo: http://www.youtube.com/watch?v=OkNaF6XgOFM
    (inutile che fai finta di conoscerlo: se lo conoscessi l’avresti citato!)

    Mi piace

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