Mina

Il 21 novembre del 2004, dieci anni fa, moriva Gelsomina Verde.

Gelsomina era una ragazza del quartiere, aveva 22 anni e un ex fidanzato su cui pendeva una condanna a morte durante la faida di Scampia.

Volevano sapere dove fosse: l’hanno rapita, l’hanno torturata e poi l’hanno ammazzata.

Poi l’hanno messa in un’auto e hanno appiccato il fuoco.

Gelsomina Verde, 22 anni, è bruciata via così. Perché non sapeva dove fosse il suo ex. O lo sapeva e non lo voleva dire. Torturata, ammazzata e poi bruciata, perché nessuno potesse vedere quello che le avevano fatto.

Faccio l’educatrice in una scuola media di questo quartiere. Quando l’altro giorno abbiamo parlato di ricordare Gelsomina oggi, sono rimasta sgomenta: i ragazzi non avevano idea di chi fosse.

Non sapevano di lei, non sapevano come e perché è morta, e non lo sapevano perché non avevano idea che in questo quartiere, appena dieci anni fa, c’è stata una faida di camorra.

Non lo sanno: i ragazzini di Scampia non sanno della faida di Scampia.

I dodicenni e i tredicenni di questo quartiere non sanno cosa è successo ieri. Nessuno nelle loro famiglie ma, soprattutto, nessuno dei loro insegnanti ha ritenuto di doverglielo dire.

“Perché dirglielo? Perché dovrebbero sapere le cose brutte?”

Come se si potesse decidere quale storia raccontare. Quale storia ricordare.

I ragazzini di Scampia non devono sapere, non è necessario che sappiano, secondo i loro insegnanti, cosa è successo nel quartiere, e mi guardano male se provo a spiegarglielo, e credono io stia facendo un danno, stia trascendendo il mio ruolo.

Devo convincere questi ragazzi che la scuola è bella, che vale la pena andare a scuola, e non gli posso raccontare che il loro quartiere è stato teatro di una guerra in cui combattevano quei modelli cui loro si rifanno nei loro comportamenti quotidiani, quelli che gli fanno pensare che la scuola è inutile.

Non sapevano chi è Gelsomina, non sanno dire un nome di una vittima di camorra a caso. Uno qualuque. Non sanno il nome di solo clan – e la prof guarda storto quando lo chiedo allibita -, nemmeno di quelli del quartiere – la professoressa continua a fulminarmi – .

L’unico cognome che conoscono è quello della famiglia di uno della loro età.

L’idolo di tutte le ragazzine.

“Perché lui è bello, sarebbe bellissimo stare con lui”.

“Lui è diverso da tutti gli altri”.

“Quelli come lui sono diversi”.

“Sarebbe troppo bello stare con loro: poi tutti ti guardano, tutti sanno chi sei”.

“Anche se forse è un po’ pericoloso”.

E Gelsomina Verde con uno di loro c’era stata, e per questo è stata rapita, torturata, ammazzata e bruciata.

Ma i professori ritengono che loro non lo debbano sapere.

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Una risposta a Mina

  1. complimenti! Ti aspetta un duro lavoro!

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