I personaggi, i fatti e i palazzi qui narrati non sono immaginari

le_mani_sulla_cittaDi storia in storia, di salto in salto, per costruire un’unica storia.

Io mo non è che voglio che questo diventi un blog di necrologi, ma che ci posso fare se ogni volta che penso di scrivere qualcosa poi muore qualcuno?

Io di Francesco Rosi mi so’ vista solo due film nella vita.

Il caso Mattei” e “Le mani sulla città”.

Le mani sulla città” è un film del ’63 che parla della speculazione edilizia a Napoli.

Dopo una scena finale che ti lascia un amaro in bocca che non si può dire, il film sfuma in una ripresa aerea che ti sbatte in faccia una distesa immensa di palazzi.

E sui palazzi, una scritta.

I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce”. Perchè qua il punto è sempre lo stesso.

I personaggi sono tutta un’invenzione, pure quelli che esistono davvero.

Poi ci sta la realtà sociale e ambientale.

Da quando avevo quattro anni vivo in un quartiere che è diretta emanazione di quelle mani sulla città. Il casermone dove abito è figlio di un sistema di potere che ha messo le mani sulla mia città.

Il consigliere Nottola, protagonista del film di Rosi, pur essendo anche lui un’invenzione, ha deciso che io dovevo abitare al terzo piano di un palazzo di sette, nemmeno il più alto dell’agglomerato urbano in cui sto, in mezzo al niente.

Distese di asfalto, palazzi, nessun negozio e nessun tipo di attività che esulasse dal carattere di dormitorio che doveva avere quel posto.

Nei palazzi di dieci e più piani gli ascensori sono arrivati anni dopo, in alcuni poi si sono scassati, o sono stati appicciati, ma così sono rimasti, e da così tanto tempo che la gente si è abituata.

La metropolitana è arrivata dopo.

Venticinque anni dopo.

Molte strade fino a pochi anni fa non tenevano nemmeno un nome, erano “lotti”.

I negozi sono comparsi nell’ultimo decennio.

Ma proviamo ad andare oltre: lasciamo stare il fatto che Rosi parli di speculazione edilizia di cui è figlio pure il casermone in cui vivo io.

Facciamo finta che lui abbia detto: “I personaggi, i fatti e… i palazzi qui narrati sono immaginari”.

Proviamo a immaginarci quei palazzi non soltanto come calcestruzzo e laterizi ma come edifici immateriali, immaginari.

Dopo il post su Pino Daniele io non voglio fare che questo mo diventi un blog di necrologi ispirati, ma che ci posso fare? Stamattina volevo scrivere un articolo che parlasse delle Elezioni Regionali in Campania non guardando al futuro, ai programmi e ai candidati ma guardando al passato, a quello che in questa regione è già successo.

Guardando all’emergenza rifiuti, allo scandalo della Terra dei Fuochi, alle connivenze sospettate o acclarate di certa politica e di certo malaffare.

Altrimenti che cos’è quell’enorme speculazione fatta su un pezzo di terra chiamata – ma non solo – Regione Campania, se non un insieme enorme di palazzi immaginari prodotti da un contesto ambientale e sociale più che autentico?

Perché, per quanti palazzi possano costruirci ancora davanti agli occhi, il punto è che non lo tengono più lo spazio per stuprarci la superficie della terra per arricchirsi.

Si arricchiscono mettendoci merda sotto terra.

I palazzi non si innalzano più dai nostri piedi fino al cielo ma scavano, si muovono nel sottosuolo delle nostre vite: ci camminiamo sopra questi palazzi immaginari e loro camminano sotto di noi, e mentre noi viviamo le nostre vite, loro costruiscono le nostre morti.

Se la speculazione edilizia ledeva la qualità delle nostre vite, la speculazione sull’ambiente che subiamo ogni giorno nella nostra terra intacca le nostre vite nella loro materialità, nella loro quantità. Il punto non è più che se ti affacci non vedi il cielo ma il palazzo di fronte: ccà se more.

Il ragionamento sulla devastazione ambientale della nostra terra non porta necessariamente a un punto, perchè – sentite a me – porta a ben più di un punto solo.

Dal generale, generalissimo: la più anticapitalista delle battaglie, quella contro un modello di produzione che pur di arricchirsi non guarda in faccia a niente e a nessuno, che ammazza senza pietà; al particolare, anche solo singolare: quanti di noi hanno visto morire persone care senza poter manco fare capa e muro per trovare una ragione?

Mo qua la questione è semplice, pure se è ‘na tarantella.

Questo posto qui, quello dove viviamo, negli ultimi due anni è stato al centro dell’attenzione dei più e dei meno solo perché era venuta fuori una storia che un sacco di gente denunciava da oltre vent’anni.

Nessuno se la cacava.

Alla fine ha fatto breccia nei media solo perché uno degli artefici di quello schifo ha deciso di prendersi il proprio momento pubblico di catarsi e dire a tutti quello che aveva fatto.

È arrivato Schiavone, ha detto che ci stanno i rifiuti interrati e tutti si sono sconvolti.

E vabbè, facimm’ fint’ e nient’, facimm’ fint’ che ‘sta cosa nun l’hann semp ditt’ nu cuofan’e cristian’: “magari è ‘a vota bona”.

Si sono fatte le inchieste, si sono fatti i processi, si sono fatti gli scavi.

E si è fatto il 16 novembre, un corteo Fiume in piena di nome e di fatto in cui centocinquantamila persone sono scese in piazza se non altro per lo schifo, per l’incapacità di rispondere No a una domanda disarmante: “Hai il coraggio di far finta di niente?”.

Ci stava una piattaforma, degli obiettivi, e dopo nemmeno un mese ci stavano pure le risposte: il Governo era pronto e le risposte ci stavano, tanto che ogni singolo punto della nostra piattaforma è stato disatteso, stravolto, ignorato.

È arrivato un Decreto Legge che era peggio che fargli i pernacchi dietro alla piattaforma, agli obiettivi, a Fiume in piena.

Mo io so’ tipa da premesse lunghe e conclusioni che non soddisfano mai abbastanza, ma il punto lo sapete quale è?

Che in questa regione tra tre mesi si vota e nessuna delle due maggiori coalizioni ha detto ancora niente di credibile su questa cosa.

Ci sta chi si appiccica sul nome del candidato ribadendo però un punto fermo. Il PD ha fatto la “Fonderia delle Idee” e, quando manco non teneva niente ancora da dire, sapeva dire come un mantra, come una certezza, solo questo: “A nuje l’inceneritore ce piace e pe’ nuje ce vo” e, da questo punto di vista, non ci facciamo pigliare per il culo, è uguale identico a dire: “Centocinquantamila persone in piazza me fann’ nu baffo”.

E poi ci sta chi è stato al Governo della Regione fino e mo. Lo stesso Governo di quel centro destra delle discariche abusive, degli inceneritori, di un cuofano di amministrazioni colluse. Quel Governo Regionale che, volendo essere clementi, nun ha fatt’ nient’, e mo stanzia centinaia di migliaia di euro in campagne di risollevamento di immagine della Terra dei Fuochi. Perché ‘o problem’ mo foss’ l’immagine, e no tutt’a merda ca ce sta sottoterra e che ce magnamm’, ce bevimm’, ce respiramm’.

Da una parte quindi ci sta la candidatura di Gennaro Migliore, già giovane di Rifondazione Comunista, poi giovane di Sinistra, Ecologia e Libertà e ora giovane rampante renziano, e dall’altra la campagna di risollevamento di un’immagine che vorrebbe essere il ritrovamento di una verginità, espresso da tutte le centinaia di migliaia di euro che Caldoro ha investito perché dal palco di Capodanno Gigi D’Alessio ci raccontasse che i nostri problemi sono frutto di una cattiva pubblicità, di bugie, e che qua va tutto bene e le bonifiche si sono fatte quando invece i comitati territoriali denunciano da più di un anno che niente si muove: tutto è fermo.

E allora io voglio dire un fatto: l’alternativa, qua, è tra il burro e la vasellina.

Tutto il resto è da costruire. Da capo. Da zero.

Io sto a vomitare bile da questo lato della tastiera, e chi mi legge a darmi ragione o a mandarmi a fanculo dall’altro lato dello schermo, ed evidentemente così non si va da nessuna parte.

Perché sarà pure vero che ognuno ha il proprio impegno quotidiano, la propria storia da raccontare, però Rosi le storie da raccontare le componeva tutte quante, mettendole in fila una dopo l’altra mostrandoci come fossero un’unica storia, noi invece non lo facciamo.

Forse il punto è darci voce, darci spazio.

Tu lanci il sasso ma poi non quagli”, diceva una delle mail che ho ricevuto in questi giorni.

Guagliù, cu’ tutt’o ben: ma perché devo essere io a quagliare?

Io so solo una cosa. La pensavo da tanto tempo, ma ho avuto la conferma lampante in questi giorni.

Le risposte più arroganti al mio scorso post erano tutte da parte di gente che fa politica, che pensava che io non fossi politicamente impegnata nella vita e mi attaccava per questo.

Mo io dico, con tutto il bene: ma se tu fai politica nella vita e pensi di avere a che fare con una che politica non la fa, ma ti pare che ti poni in quei termini? Ma chi t’adda veni’ appriess?

Ma tien’ o’ tunn’ ‘ncap?

Può sembrare una difesa, una ripicca, che mi sia offesa, ma la questione è generale: se un cristiano è impegnato politicamente e pensa che il suo rapporto con chi non lo è debba essere di astio, offesa, di attacco, perchè chi non fa politica “non fa niente”, evidentemente tiene il tonno in testa. E non si capisce perché o per chi faccia politica.

Mi pare che questa Regione sia satura di storie individuali che sgomitano per affermarsi le une sulle altre e che la necessità sia di comporle tutte insieme, di dare a tutte un senso collettivo, di trovare un’armonia.

Penso che questa sia la priorità in questo momento, perché tanto intorno teniamo la desolazione e il deserto o poco più, rispetto a questo qualunque cosa è meglio, pure duecento persone che discutono e,  al limite, si pigliano a parole nei commenti sotto a un post del blog dell’ultima scema di Napoli.

Ci sta chi si sta candidando alle Regionali e propone momenti di partecipazione nettamente e decisamente più escludenti.

Ma pure questa è una questione di priorità.

Cià belli.

E viva gli Spritz!

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