Pretendo il risarcimento

Ho studiato vent’anni, con risultati quasi sempre brillanti.

Non ho mai avuto grosse pretese, ho sempre abitato in periferia e non ho mai tolto niente a nessuno.

Mi sono sforzata costantemente per trovare sempre una soluzione ai miei problemi basandomi sulle mie sole forze.

Ho accettato quasi ogni sorta di lavoretto, quasi ogni sorta di compromesso, perché tanto l’obiettivo era completare il mio percorso di studi e poi qualcosa sarebbe arrivato.

Ci ho messo il mio però: pomeriggi sui libri, qualche volta nottate, interrogazioni prima e esami poi, risultati brillanti e tutto il resto.

Ci ho sempre messo il mio, ma ogni volta che ho chiesto che l’altra parte ci mettesse il suo, ogni volta che ho provato a beneficiare di diritti che erano già miei, ho ricevuto picche.

Non sono stata assegnataria nemmeno della metà delle borse di studio di cui sono stata idonea, il che vuol dire che tutti mi dicevano che sì, dovevo averla, ma poi non c’erano i soldi e quindi m’appennev.

Di quelle per cui sono idonea e pure assegnataria per pura botta di culo, non ho ricevuto quello che mi spetta. All’alba di febbraio 2015, prossima in termini di settimane alla laurea, sto ancora aspettando non dico il saldo, ma pure solo l’acconto della borsa di studio che avrebbe dovuto consentirmi di studiare nell’anno accademico 2013-2014. Senza nemmeno la speranza che mi arrivi in tempo per stampare le copie della tesi per la discussione.

Quando ho avuto la botta di culo di riuscire a trovare un cazzo di lavore regolare per contratti a tempi così brevi che sono un nonnulla, per ottenere i pagamenti delle mie prestazioni lavorative ho aspettato anni, fino quasi scordarmene.

Ma tanto, sono di più le volte in cui non ci sono riuscita. In cui mi sono sentita dire che ero idonea, sì, ma non selezionata. Perché i posti erano pochi. Perché i soldi erano pochi. Perché erano già assegnati prima ancora del concorso.

Ero idonea, perché giustamente ho studiato vent’anni e al di fuori dello studio ho accumulato esperienze convenzionali e non, volente o nolente, per essere idonea. Ma non selezionata.

Questa roba ve la siete inventata voi, io non c’entro niente. Voi avete detto tutto quello che uno doveva fare per inserirsi nella vostra comunità. Voi vi siete inventati il merito. Io nel merito nemmeno  ci credo. Non nel vostro almeno.

Ma ho fatto tutto, ho seguito le liturgie, i protocolli, ho fatto tutto.

E non è bastato.

E allora io dopo una vita – breve, lo ammetto – da idonea non selezionata, pretendo il risarcimento.

Vivo in un territorio di merda, la mia aspettativa di vita è oggettivamente più bassa di quella dei miei coetanei per quello che mangio, bevo, respiro.

Ho scelto io di restare e quindi non me ne posso lamentare ma pretendo il risarcimento.

Mi rifiuto di aspettare che sia troppo tardi, di potermi definire sconfitta e di riconoscere di aver accantonato le mie aspettative, prima di parlare.

Voglio il risarcimento e lo voglio mo.

Di tutti i miei anni di studio.

Di tutti i lavoretti che ho odiato.

Di tutte le volte che mi sono sentita in trappola.

Di tutte le volte in cui la stanchezza mi chiudeva gli occhi ma spingevo sempre un po’ di più, sollecitavo la mia capacità di fare un altro sforzo, perché studio, lavoro, riunioni o qualunque altra cosa che fosse, me lo richiedevano.

Di tutto il tempo che ho sprecato in attesa di un mezzo pubblico.

Di tutto il tempo in fila a uno sportello qualunque a cui chiedere come fosse un favore che fosse garantito un mio diritto.

Di tutti i pizzichi sulla pancia per interloquire con un impiegato scortese.

Di tutti i sogni, grandi e piccolissimi, a cui non mi sono nemmeno accorta di rinunciare.

Di tutte le aspettativa progressivamente calate.

Di tutti i progetti costantemente accantonati dicendomi che non c’era modo di fare progetti.

Di tutte le volte che c’ho creduto e poi non è andata.

Di tutte le volte in cui ho fatto un piano, pure a breve termine, pure minimo, e poi mi è saltato.

Facciamo così, veramente. Io da voi non pretendo più niente, non mi aspetto più nulla e mi metto in testa che tutto quello che deve venire, deve venire perché lo faccio io. Pure quello che dovrebbe essermi garantito. Al futuro ci penso io.

Ma pretendo il risarcimento per tutto quello che è stato fino a ora.

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Una risposta a Pretendo il risarcimento

  1. claudiarabij ha detto:

    io la definisco così: umiliazione
    io mi sento umiliata.

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