Il giorno di quale memoria?


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Ci ho pensato ieri sera, quando mi sono seduta sul letto e la coperta era gelata, e nonostante i pantaloni della tuta quel gelo l’ho sentito sulle gambe.

E ci ho pensato stamattina quando alle 7,41 Leone mi ha svegliata perché ambiva al tepore del mio letto: lenzuola, trapunta, copriletto e coperta di pile.

Ci ho pensato prima di rendermi conto di che giorno fosse, e poi quando mi sono resa conto di che giorno fosse ho realizzato che era il “giorno della memoria” e ho pensato che fosse veramente singolare che di questa storia non ci si ricorda più: eppure è così vicina!

Ci ho pensato, e visto che oggi è il giorno della memoria voglio ricordarvi che al campo rom di via Cupa Perillo mancano ancora luce e acqua.

La memoria ha senso solo se riesce a modellare il presente, a imprimere l’orma di ciò che è stato in ciò che sarà.

Il resto è cerimoniale, è rito, e non ha alcuna utilità.

È ipocrisia.

E allora a me va bene il giorno della memoria perché io non nego cosa sia accaduto al popolo ebraico ma allo stesso tempo ho ben presente in mente quanti genocidi sono in atto in questo momento nel mondo. E non voglio nemmeno fare riferimento al fatto che uno di questi genocidi è in atto a opera di Israele verso i Palestinesi. Altri lo diranno oggi molto meglio di me, è una specie di rito pure questo. Quello che mi interessa è molto più piccolo, perché sono i piccoli uomini a fare l’enorme storia e fino a che guardiamo ai grandi processi e non alle piccole azioni il modo in cui studieremo la storia sarà sempre futile, e quello che accade sarà solo l’occasione di ingrossare i volumi delle enciclopedie.

Io voglio ricordare il 27 gennaio perché più che ricordare le vittime dell’olocausto voglio ricordare i carnefici. Me li voglio imprimere in mente perché erano esseri umani, e ognuno di noi potrebbe essere uno di loro.

E a modo nostro lo siamo, quando ci indigniamo e ricordiamo le vittime e però non guardiamo alle vittime di oggi. Quelle che facciamo materialmente e quelle che facciamo con la nostra indifferenza.

Intendiamoci, non è un dovere ricordarli tutti, tenerli a mente ed essere pedantemente informati di tutto l’elenco dei mali che affliggono il mondo. Cioè, è praticamente impossibile.Però le cose accadono sotto il nostro naso, le facciamo noi, e non ce ne accorgiamo.

Accadono quando un barcone affonda a largo delle nostre coste e diventa quindici secondi di tg mentre mangiamo, accadono quando nei CIE uomini e donne chiedono dignità e il Salvini di turno si inventa che vogliono caviale e tv satellitare, accadono quando la mattina esco di casa presto e lungo la rotonda ci sono cinque, dieci, quindici, venti ragazzi fermi al gelo, che si strofinano le mani e ci soffiano dentro per scaldarsi, aspettando che una macchina se li carichi per portarli a lavorare, accadono a via Cupa Perillo.

Il campo rom di via Cupa Perillo ospita ottocento persone di cui duecento bambini. Da metà dicembre è stato effettuato il distacco della corrente elettrica e dell’acqua.

Da metà dicembre, in questo inverno glaciale, senza acqua e luce.

E di fronte alle proteste di chi rivendica umanità le uniche risposte giunte sono state di burocrazia, di amministrazione. Erano allacci abusivi. E visto che erano allacci abusivi andavano tagliati. Senza pensare alle conseguenze: la legge sa essere cieca.

Erano allacci abusivi, mi sto ripetendo da ieri sera per vedere se a un certo punto, dopo averlo ripetuto all’infinito, si trasformerà in una nenia che mi si imprima nel cervello e possa apparire credibile.

Ma non succede perché un’amministrazione tanto solerte nel mettere mano a ciò che è abusivo senza preoccuparsi delle conseguenze, di predisporre un rimedio, una soluzione al danno che sta creando, è più abusiva di quegli allacci.

Perché ieri sera c’erano 2°, e stasera ce ne sarà 1, e oggi è il giorno della memoria.

E sarebbe bello se ci si potesse ricordare di questo giorno della memoria come di un giorno a caso in cui qualcuno si è ricordato di quel campo rom e ha fatto un pezzetto del proprio compito per rendere questo un mondo all’altezza della memoria che professa.

Perché qua i lager ce li abbiamo in casa e fino a che ce li avremo tutti i fiori che porteremo alla stele di questo o quello saranno un’offesa, uno schiaffo.

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