Lunedì mi laureo e…

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Ho voglia di scrivere e non so che scrivere. Mi piacerebbe scrivere un fatto bello, di quelli che li leggi e ti senti meglio, in pace col mondo. Oppure che se li leggi e li hai pure scritti, ci rimedi una buona dose di autostima.

E allora ho aperto una pagina word e ho detto: “Vediamo che succede”, ma l’unica cosa che è successa sono quattro righi di autoreferenzialismo.

Non riesco a scrivere, in effetti, perché sono bloccata dal panico: pure le pietre sanno ormai che lunedì discuterò la mia tesi e questa cosa, per quanto profondamente formale, mi destabilizza.

Μi destabilizza perché nonostante abbia il massimo dei voti, nonostante abbia fatto un buon lavoro, non riesco a tollerare l’idea di dovermi sedere a un tavolo e parlarne a una serie di sconosciuti, essere sottoposta al loro giudizio.

E tu dici: “Ci sono problemi più gravi, per esempio, i tumori terminali, non starai esagerando?” E io sono pure d’accordo, ma se ci sono problemi più gravi, che gliene fotte alla serie di sconosciuti se io dopo più di quaranta esami di triennale e dodici di specialistica, mi vado a sedere a un tavolo a dirgli quattro stronzate per avere un foglio di carta con il quale posso fare niente nella vita?

Mo il punto non è quanto serva o non serva una laurea, quanto serva o non serva una laurea in filosofia, quanto serva o non serva a Napoli, in Italia, sulla Terra.

Il punto siamo io e miei amici su quelle scale l’altro giorno, sono passati dieci anni quasi da quando abbiamo messo piede in quel posto, e mo stiamo uscendone tutti e siamo uomini e donne che devono decidere, ora, quale fase si apre.

Pare ‘na cosa facile a dirsi. No, non è vero, non è facile nemmeno a dirsi.

Il punto è che io non lo so se voi che stavate su quelle scale a cantare e festeggiare e urlare forte con me lo facevate come lo facevo io, per la ragione per la quale lo facevo io, perché siete spaventati marci.

No, ma devo ragionare con ordine: prima devo dire perché è un problema dovermi sedere a parlare della mia tesi con quelli lì. Perché non voglio, e non trovo utile quella formula rituale e stereotipata.

No, non è vero. Non è solo quello. Quello me lo racconto per sentirmi figa.

È che ho paura, una paura cieca. Che ne sapete voi di cosa significa vivere nell’insicurezza, non sentirsi all’altezza mai e fare sempre il doppio, il triplo degli sforzi degli altri per partire dal loro punto di partenza? Che ne sapete voi di che significa dover sempre partire da zero quando gli altri partivano da dieci? Dover fare le rampe di scale di corsa quando tutti sono già sul pianerottolo?

Che ne sapete voi di tutti i “Non ho capito”, “Non lo so”, “Nessuno me ne ha mai parlato” che ho ingoiato?

Che ne sapete voi che nel posto da dove vengo io, che non è un luogo geografico ma un pezzo di mondo, non esistono prequel cui aggrapparsi, si ricomincia sempre da zero?

E io per una vita questo ho fatto.

Ho iniziato da zero i percorsi che gli altri avevano già fatto e mi sono sentita insicura e mi sono sentita affannata e spesso ho pure bluffato: ho fatto finta di stare sul pezzo quando non avevo nemmeno idea di quale fosse il pezzo e ora io, secondo voi, dopo che per una vita intera sono stata ad affannarmi per mettere tra parentesi e spedire lontano tutti i miei limiti, tutte le mie debolezze, tutte le mie solitudini, tutte le mie paure, le mie ansie, mi devo sedere a un tavolo e parlare con quelli là, e dirgli: “La mia tesi è questo e questo” e ricercare la loro approvazione?

Tu dici: “ma che te ne fotte dell’approvazione?” E a me me ne fotte. C’aggia fa’?

Ho passato una vita intera a cercare approvazioni, a volermi sentire alla pari e a non sentirmi alla pari e ad affannarmi per mettere in mostra il mio modo, la mia capacità di essere pari.

“Veng’a int’e saittelle”, dice sempre qualcuno a cui tengo tanto, e io di questa cosa sono stata pienamente consapevole tutta la vita.

Ogni volta che devo fare un passo in più, mi fermo, mi guardo intorno furtiva, spero che non si rendano conto del posto da cui vengo, che non è un luogo geografico, ma un pezzo di mondo.

 

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5 risposte a Lunedì mi laureo e…

  1. gennarovinetto ha detto:

    Anch’io ci sono passato. Tanto tempo fa, e non solo la laurea. Tanti altri traguardi.
    Ma poi sono passato anche per l’esperienza di partire da zero, anzi da -1, a volte da -100, quando qualcun altro partiva direttamente da una bella posizione comoda (come del resto è giusto che sia; così dovrebbe essere). E anch’io ho sperato tante volte che non si rendessero conto del posto da dove venivo. Prima dalla Prulera, poi da Torre Annunziata, poi da Napoli e poi addirittura dall’Italia.
    Ora tu mi dirai: embè? Embè, dico io che partire da lì mi ha reso più forte di molti privilegiati. E nulla mi è stato precluso, se non quello che non ho voluto abbastanza io.
    Vedrai che la discussione della Laurea ti divertirà e alla fine, quando ti stringeranno la mano e ti faranno i complimenti, quasi ti dispiacerà che sia durata così poco.
    🙂

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  2. corri vai… e già un premio è essere arrivata a tanto! congratulazioni 🙂

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  3. tiZ ha detto:

    è un momento terribile: tutti i tuoi sforzi e la tua storia in mano ad una commissione. E quando tutto sarà finito ti mancherà, per me fu così, perché dopo, quello che c’è fuori fa più paura. Buona strada.

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  4. Raffaela ha detto:

    Congratulazioni!
    Ho provato a scriverti su fbk per parlarti di un’iniziativa, spero interessante anche per te 🙂
    Riusciamo a sentirci appena puoi?

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