La piazza di Salvini, le primarie del PD e le miserie del presente

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In questi giorni si sono tenuti due avvenimenti importantissimi; in realtà sono tre, ma due di questi sono legati e speculari, e tenerli insieme è utile a questa riflessione.

Ieri Roma è stata attraversata da qualche migliaio di individui convocati da Salvini per un presidio che ha visto la partecipazione di una serie di partiti di destra (vedi Fratelli d’Italia), di movimenti reazionari e fascisti (non solo Casapound ma c’erano addirittura delegazioni di Alba Dorata) e di un numero improponibile di nostalgici del fascismo, che hanno portato per la città i loro simboli, i loro slogan, e hanno inneggiato a Mussolini come se in questo paese tutto fosse concesso.

Pausa.

Oggi nella mia regione si tengono le primarie per la scelta del candidato presidente del Partito Democratico per le elezioni regionali che si terranno tra qualche mese.

In Campania da cinque anni governa il peggior centro destra che ha messo in campo un programma preciso di smantellamento di tutti i servizi pubblici: non un euro sul diritto allo studio; sfascio totale della sanità con generazione di situazioni al limite del paradosso; scioglimento del Consorzio regionale dei trasporti che ha significato, accanto a un progressivo peggioramento del servizio che è in condizioni inenarrabili, un aumento vertiginoso dei prezzi per usufruirne; nulla di fatto sulla questione ambientale se non l’investimento di risorse stratosferiche per una campagna di immagine che menta, dicendo che le bonifiche sono state fatte, e rilanci i prodotti agricoli campani (questo tra l’altro con una ignoranza e una superficialità che possono essere solo dettate dalla malafede, perché un sacco di terreni risultano sani e sarebbe bastato incentivare la diffusione di quei prodotti piuttosto che mentire, ma questa è un’altra storia).

Dunque, il centro destra ha fatto lo schifo e il centro sinistra si candida a fare meglio, che non pare essere cosa tanto difficile visto lo stato asfittico in cui sta la Campania. Peccato che quello stesso centro sinistra sia al governo nazionale in coalizione con il centro destra, e sia non “complice” ma autore di una serie di sciagure che vanno dallo Sblocca Italia che facilita la devastazione ambientale dei territori alla Buona Scuola, che riduce all’osso le scuole pubbliche per prevedere non solo i classici finanziamenti alle private ma addirittura sgravi fiscali a chi le sceglie (cose da pazzi!), al Jobs Act che demolisce le possibilità dei giovani di accedere in condizioni di dignità al mondo del lavoro. E questo per fermarci qui, perché non è importante approfondire per il ragionamento dell’articolo.

Dunque il PD, che si candida a fare meglio del centro destra in Campania, a livello nazionale fa cose di destra e con la destra governa.

E in Campania? Dove era fino a ora?

Era nei banchi del Consiglio Regionale, per cinque anni, a non fare opposizione. Sarebbe troppo generoso attribuirgli un’opposizione inconsistente: nei fatti non è esistita opposizione al governo Caldoro, non sono esistite iniziative di nessun tipo da parte dei consiglieri di opposizione. E ora però vogliono governare. E magari fosse solo questo il punto!

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Perché poi succede che ci presentano la mistificazione palese di un processo democratico e partecipato, in cui il “popolo della sinistra” sceglie il proprio candidato. Ma per arrivarci si scannano tra di loro, rimandano ripetutamente perché non trovano una quadra. Un giorno uno si sveglia e dice: “Sono il candidato unico”; il giorno dopo un altro nonostante nessuno abbia smentito quello di prima inizia a farsi campagna elettorale; uno viene rinviato a giudizio e mantiene la candidatura; poi arrivano i rumors sul candidato unico con il centro destra senza primarie; nessuno smentisce, ma poi viene fissata la terza data per le primarie e a tre giorni dalla consultazione quello che all’inizio si era proclamato candidato unico si ritira dalla competizione: e poi finalmente arriva il momento di partecipazione democratica. Ma veramente la gente ci crede? Cioè veramente per qualcuno questa roba ha valore democratico? È desolante già questo scenario, poi uno dovrebbe aggiungerci lo statuto e la storia politica dei candidati, che tutti conosciamo, e poi dovrebbe aggiungerci pure l’elemento di imbarazzo per il quale dallo stesso partito si denunciavano in maniera preventiva e si denunciano già brogli, irregolarità e inquinamenti dei voti.

Però il popolo della sinistra sceglie il suo candidato, non sia mai detto!

Cosa c’entra questa cosa con la piazza di Salvini e Casapound?

Che il Partito Democratico in questo paese non rappresenta più nessuno se non i grandi industriali e non ha base popolare. Che lo scorso maggio prendeva un quaranta per cento pagato ottanta euro a voto, ma poi arrivavano questo autunno le manganellate agli operai, le contestazioni a Renzi in qualunque luogo si recasse, e i provvedimenti portati avanti ciecamente, ignorando sistematicamente qualsivoglia forma di opposizione. Il Partito Democratico si è finalmente tolto la maschera mostrando come gli unici interessi che è in grado di rappresentare sono quelli dell’alta borghesia di questo paese (e non c’è niente di male in un contesto di pluralismo democratico, per chi ci crede, per carità, ma diciamocelo e ce lo dicessero) e quelli di un ceto politico che ha fatto dell’autoconservazione l’unico obiettivo della propria azione. È la politica della tautologia: esisto per fare cose che mi facciano esistere.

E Salvini? E Salvini esiste dicendo quattro banalità sui social network, raccogliendo gli umori e le frustrazioni del popolo e dandogli risposte semplici, elementari, al limite del grugnito. “Vaffanculo Fornero”, “Tutti a casa”, “Il problema sono gli immigrati”: messaggi così elementari che potrebbero essere usati come frasi tipo nei manuali per imparare le lingue straniere. Mentendo consapevolmente (vedi i classici “quanto ci costano gli immigrati”), avallando una serie di degenerazioni di questo paese (siamo ai livelli dei link populisti su facebook) e proponendo soluzioni non solo semplici, ma stupide, a problemi complessi, si sta candidando a essere il Grillo di tutto un pezzo di popolazione ben connotata politicamente a destra. E ci porta i fascisti a sfilare a Roma, e per quanto fossero pochi, e per quanto fossero ridicoli ed esaltati, è una cosa gravissima. Che non significa che prima la Lega andava bene e ora no: significa che ora è più pericolosa di prima e che mentre Renzi e il suo partito di rampanti rappresentano le esigenze dell’alta borghesia del paese, mentre le basi locali del PD sono sempre più improponibili e tendenti all’autoconservazione, lui e i fascisti parlano alle frustrazioni e a chi da questo connubio è schiacciato, a chi è vittima dei provvedimenti di questo governo, a chi è schiacciato dalla crisi e dal neoliberismo.

E noi non lo facciamo? E certo che lo facciamo. Lo facciamo, ieri in piazza eravamo più del doppio di loro, con la metà dei mezzi che hanno avuto. La differenza tra noi e loro però è che quando poi ci saranno le elezioni quella piazza li voterà, e non saranno i soli.

Noi invece ce ne staremo a casa nauseati a fare status simpatici su quelle elezioni o a scrivere post sui nostri blog, siti, giornali.

Il tema è che Salvini soggettiva le istanze sociali a destra, ma a sinistra non lo fa nessuno. E da questo punto di vista qua possiamo doppiarlo quanto vogliamo in piazza, denunciare quanto vogliamo la sovraesposizione mediatica di cui usufruisce, ma la verità è che lui sta tanto in tv perché non c’è nient’altro da contrapporgli, e che non riempie manco le piazze con i soldi che lui ha e noi no, ma noi potremmo riempirle molto di più se avessimo il coraggio di andare oltre la semplice narrazione esterofila delle esperienze interessanti e provassimo a imparare qualcosa da quello che raccontiamo.

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