Nella stagione dei venti

imagesNella stagione dei venti Napoli ha un suo guardaroba d’ordinanza.
I suoi muri, i suoi spigoli, i suoi cornicioni, indossano reti verdi che li tengano al caldo.
E niente, pensavo a quanto è paradossale il fatto che occorre tenere ferma la fine di qualcosa, ingabbiarla, perché non diventi l’inizio di una storia tragica.

Nella stagione dei venti i muri e i palazzi di Napoli piangono detriti, e allora Napoli si veste col suo guardaroba di ordinanza, e si inventa enormi fazzoletti verdi per tenere a freno le sue lacrime, perché non facciano male a chi le vede, perché non facciano male a chi le incontra.

Nella stagione dei venti Napoli si mette in gabbia, deve mettere le sbarre alla propria immagine di città scritta dalla storia; ai suoi palazzi, alle sue gallerie, perché non venga via, sgretolata, l’impalcatura di nobile antica signora, per mostrare quello che ne resta: una dama decaduta che non fa più niente, se non ricordare quanto è stata bella, quanto è stata grande.

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