Da qualche parte tra i 23 e i 37 anni di Carlo Giuliani

genova-20-21-luglio-2001-12-anni-dopo-L-VerGvbSarebbe molto bello se avessimo gli strumenti per far arrivare in qualche modo a Carlo tutti gli auguri e i pensieri che non solo oggi, ma pure oggi, un sacco di compagni esprimono per lui.

Oggi Carlo Giuliani avrebbe compiuto 37 anni e io mi sono fermata a pensare a questa cosa: Carlo è il coetaneo di tutti noi anche se in realtà, almeno per la mia generazione, non è affatto un coetaneo. Carlo è morto, no, è stato ammazzato, ragazzo, e quindi ragazzo resta.

A lui è data la capacità di restare il coetaneo di generazioni di compagni che continuano a scorrere, mentre lui resta fermo. C’è da capire se quelle generazioni che scorrono continuano a sentirsi sue coetanee una volta che abbiano superato se stesse.

Pare una cosa sofistica, un ragionamento speculativo, una discussione sul niente. Però io mi trovo nella condizione ora, per esempio, di essere più grande di Carlo Giuliani e di essere più giovane di lui.

E avendo qualche anno in più mi sento di dirgli che, nonostante tutto, aveva ragione, e che quello che è successo resta una storia di merda, e che tutti quelli che provano ancora a compiere quell’operazione di mistificazione del reale e a dirci che però l’estintore, che però la violenza, che però il passamontagna, sono nella migliore delle ipotesi degli ingenui, e anzi degli stupidi, nella peggiore degli stronzi.

Sono degli ingenui perché tutto quello che è successo nelle giornate di Genova non può essere letto per fotogrammi, e quello che è accaduto per quelle strade non può essere deassembleato in spezzoni, ai quali guardare operando selezione: in quelle giornate si è dispiegato il film più vergognoso della storia dell’Occidente democratico, è stato sapientemente e scientemente represso il dissenso in una maniera che voleva essere definitiva, e che per esserlo non si è risparmiata di essere letale. Che Genova sia stato il laboratorio di sperimentazione delle pratiche di repressione di un nuovo sistema di potere è cosa nota e fatto storico appurato, e Carlo Giuliani di quella sperimentazione non è stato un incidente di percorso, non è un’esternalità negativa: era perfettamente coerente con quello che è successo in quelle strade e poi nei giorni successivi che qualcuno ci restasse secco. È toccato a Carlo perché lo sfigato è stato lui.

Io non mi voglio manco applicare sulle menzogne, sulle versioni false, sulle incongruenze: anche quelle le do per storia certa e invito a documentarsi chi parla a vanvera perché è un ingenuo, anzi no, uno stupido. Stupido perché alla cecità della legge preferisco l’innocenza dell’ignoranza, ma quando l’ignoranza è arrogante per me non ci sono margini di mediazione: non abbiamo niente da dirci. Se tu non sai di che cazzo parli non aprire bocca sul G8 di Genova e su Carlo Giuliani.

E se lo sai sei uno stronzo, che ha scelto da che parte stare nella divisione del mondo, e quindi io e te non abbiamo niente da dirci, ci dobbiamo solo scontrare fino a che non vince uno dei due.

E se tu hai le armi più forti io devo avere l’intelligenza più acuta, le gambe più veloci e le parole più giuste.

Ma io sono pure più giovane di Carlo, ed essendo più giovane di lui piango ancora il fratello maggiore, il compagno più grande, che mi hanno strappato. Ed essendo più giovane tendo ancora ad affidarmi a lui sperando che abbia qualcosa da insegnarmi, e allora mi verrebbe da chiedergli mo che facciamo. Perché più ci guardiamo intorno e più ci sentiamo sconfitti, annichiliti, più ci sentiamo spaventati. E forse è un fatto di ogni epoca in realtà, forse tutte le generazioni hanno a modo loro pensato di essere sulla cima del mondo, di poter vincere domani, e poi si sono ritrovati soli, comici spaventati guerrieri, e non hanno saputo dove sbattere la testa. O forse è un fatto solo mio, e il proletariato avanza e non me ne sono accorta. Io non lo so, e non posso chiederlo a Carlo pure se è il compagno più grande perché Carlo lo hanno ammazzato, e mi viene da pensare a quello che lui ha potuto insegnarmi volente o nolente, e penso che quello che lui mi ha potuto insegnare è una cosa che forse noi sappiamo già però, e cioè che il potere è a prescindere una forma di ingiustizia e più viene gestito da un numero ristretto di mani e più è ingiusto, e che il fatto che le mani diventino sempre meno e le voci di protesta sempre di più da un lato può essere un fatto positivo ma dall’altro rende la situazione più pericolosa, e i nostri soldati più esposti, e i nostri equilibri più fragili. Perché quelli che restano umani siamo solo noi.

Loro invece ci sparano addosso, e hanno sparato addosso a Carlo, che era un ragazzo che stava a una manifestazione, e che poteva tenere in mano pure una bomba a mano ma resta un ragazzo che stava a una manifestazione, anzi in uno scontro, e stava dalla parte giusta, e già solo per questo non sarebbe dovuto morire. E invece è morto per mano dei tutori dell’ordine.

Carlo era un elemento di disordine, e quindi i tutori dell’ordine lo hanno rimosso.

Carlo è morto perché si opponeva a un ordine. Un ordine che non disdegna qualunque mezzo per affermarsi. E che va combattuto con tutti i mezzi.

Il resto è ipocrisia.

Oggi Carlo Giuliani avrebbe compiuto 37 anni e pensavo che sarebbe molto bello se avessimo gli strumenti per fargli arrivare in qualche modo tutti gli auguri e i pensieri che non solo oggi, ma pure oggi, un sacco di compagni esprimono per lui. Ma non si può perché Carlo non c’è più, lo hanno ammazzato a Genova, e io non ci credo al fatto che le morti possono assumere un senso perché mi pare una forma di ingiustizia verso chi è morto, che di quel senso non può fruire, ma penso che, senza volerne fare un simbolo, di Carlo ci dobbiamo ricordare: dobbiamo farlo per dare un senso a quello che ci diciamo costantemente sul ricordo, che non deve essere celebrazione ma patrimonio comune, patrimonio di tutti quelli che c’erano, di quelli che avrebbero potuto esserci, e pure di quelli che non avrebbero potuto e voluto. Perché oltre a imparare e individuare il problema, l’obiettivo, la vittoria, i mezzi e i fini, dobbiamo individuare il nemico. E Carlo ci mostra chi è il nemico, e quali armi ha, che non sono solo quelle che ammazzano un ragazzo, ma soprattutto quelle che non disdegnano di sparare addosso al sole.

Carlo non è un simbolo, Carlo è un monito.

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6 risposte a Da qualche parte tra i 23 e i 37 anni di Carlo Giuliani

  1. non condivido il tuo pensiero sul ragazzo, sono di genova e ricordo bene quel maledetto g8, ma una preghiera a lui sarà assicurata.

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  2. papullo1952 ha detto:

    Prima di Genova, ci fu Napoli, con i ragazzi prelevati dai Pronto Soccorso e condotti in Questura e picchiati. A genova si è voluto annichilire una generazione che pretendeva e conquistava il suo spazio politico. Gli è stato detto, a manganellate e colpi di pistola, che la scena andava disoccupata dai sogni.

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  3. cordialdo ha detto:

    Non possiamo dimenticare che quel ministro dell’interno aveva dato l’ordine di sparare, come ha dovuto ammettere egli stesso. Del resto che governo avevamo? Chi dava gli ordine daslla sala di comando della Questura?
    Domanda ulteriore: il governo attuale è migliore di quello?

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  4. kente ha detto:

    ho letto questo post da un tweet dei WuMing. Mi ha fatto commuovere e riflettere. Grazie

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  5. corrado zunino ha detto:

    Dire che un ragazzo poteva avere una bomba a mano, e sarebbe stato comunque nel giusto, è grave. Carlo Giuliani non l’aveva, aveva il costume sotto i pantaloni. Perché aveva deciso all’ultimo momento di andare alla manifestazione. La mattina voleva andare al mare. Il bel mare di Genova. Ero lì, sono tutt’altro che un ragazzo e so che lì sono finite tante cose.

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