Expo, buonismo e indignazione un tanto al chilo

Cars are set on fire by protesters during a rally against Expo 2015 in MilanPremessa: se fai attivismo politico, in qualunque forma, hai una tua idea del mondo e di come debba andare e, giusta o sbagliata che sia, ritieni sia giusta.

Esiste un livello minimo di consapevolezze quando fai politica che non puoi negare mai, che devi tenere sempre presente.

Punto 1: se qualcuno non è con te, è colpa tua perché non sei stato abbastanza bravo a fargli capire perché dovrebbe essere con te.

Punto 2: chi non è d’accordo con te e non è in malafede potrebbe diventare d’accordo con te, per cui devi fare il possibile per fargli capire perché pensi certe cose.

Punto 3: visti i punti 1 e 2, è assolutamente fuori discussione pensare di poter liquidare chi non ti capisce, chi non ti ha capito o chi non ti viene dietro dicendogli che ten’ o tunn’ncap.

Fatte le dovute premesse, quando succedono certe cose, uno ogni tanto deve pure esorcizzare questa necessità impellente di scagliare il cranio ripetutamente contro la parete più vicina, e a questo punto, vada come vada, io certe cose provo a dirle.

Ma veramente non vi rendete conto che non ci sia nulla che vi appartiene?

Le vostre case possono esservi ipotecate, le vostre auto sequestrate, i vostri figli sbattuti in mezzo alla strada. Le vostre vite sono sotto scacco.

Ma non per dire: basta che un giorno uno si svegli e schiocchi le dita e la vostra vita è a puttane, e questo può succedere perché stiamo navigando nella forma più becera di capitalismo. Gli equilibri economici mondiali sono dettati da una struttura talmente evanescente che, se dopodomani la figlia di Douglas Peterson (il presidente di Standard and Poor’s, l’agenzia di rating che valuta le economie dei paesi nei quali vivete) esce incinta e il padre si sceta storto, può buttare nel cesso la vostra economia nazionale e la vostra misera vita.

Ma veramente non vi rendete conto che nulla vi appartiene, nemmeno quello che tenete in testa? Non vi rendete conto che hanno costruito un mondo bomboniera e che siamo vittime del più grande Truman show di tutti i tempi?

Vi dicono che l’esposizione universale è una cosa bella e di altissimo valore e tutti a dire sì, che è una cosa bellissima; e non vi fanno vedere che un operaio è morto in uno dei padiglioni per costruirla; che c’è stato un giro di tangenti e un livello di corruzione tale che è stato indagato pure uno dei commissari che doveva indagare sul giro tangenti e sulla corruzione. Non vi fanno vedere che la grande esposizione universale che doveva parlare di nutrire il pianeta e di energia sostenibile è stata sponsorizzata dalla più grande multinazionale del cibo merda (Mc Donald), responsabile della deforestazione del più grande polmone verde del pianeta (l’Amazzonia), per tenere le coltivazioni intensive dei cereali che utilizza per le produrre le sue salse di merda a buon mercato. Poi c’è la multinazionale per eccellenza, la Coca Cola, quella che in Colombia ha fatto rapire, seviziare e massacrare i sindacalisti che si opponevano a condizioni di lavoro pari a quelle di schiavitù.

Vi dicono che l’esposizione universale è una vetrina internazionale e che dobbiamo fare bella figura e voi ci credete, ma nel frattempo nello stesso paese c’è un pezzo di terra morta per sempre, che non darà mai più frutti, e c’è un altro pezzo di terra che dà frutti avvelenati perché ci hanno seppellito rifiuti tossici. Per vent’anni questa informazione da niente è stata secretata, e nonostante sia venuta fuori con tutta l’irruenza che si è stati in grado di produrre ancora nulla è cambiato.

Di questo non dite niente.

Vi dicono che l’esposizione universale è di tutti, è dell’Italia, e quindi bisogna lavorare tutti per farla funzionare, però non si è capito perché Farinetti deve collaborare aprendo una catena di ristoranti e i giovani devono farlo lavorando a livelli di schiavismo per quattro spiccioli, o addirittura in cambio di un tablet.

Voi non dite niente.

Vi dicono che può essere un volano di sviluppo per il paese, così hanno cementificato mezza periferia di Milano ma anche questo sarà volano solo per chi di quel cemento saprà approfittarsi. Nel frattempo l’edilizia popolare è in condizioni degradate, nel frattempo la gente non sa come avere un tetto sulla testa e occupa le case o resta per strada.

Però il vostro problema è l’accoglienza ai migranti.

E a proposito di migranti: vi dicono che è buonismo essere disgustati dal fatto che novecento persone muoiano in mare, perché non dobbiamo accogliere nessuno, perché teniamo i problemi nostri a cui badare; però poi vi dicono di indignarvi e storcere il naso per due vetrine rotte rispetto alla sagra del capitalismo che si sta tenendo sul vostro pianerottolo di casa.

Il buonismo, in questo caso, vi piace.

I problemi nostri, e lo sponsor a Mc Donald.

I problemi nostri, e lo sponsor a Coca Cola.

I problemi nostri, e vieni a fare volontariato all’Expo.

I problemi nostri, e la ‘ndrangheta.

I problemi nostri, e gli appalti truccati.

Stiamo pieni di problemi, però ci hanno fatto l’Expo e pure se è una cacata, perché l’hanno fatto una cacata, noi dobbiamo essere entusiasti e sorridenti, e magari con la tessera del PD nella tasca.

Questo è l’Expo e l’Italia può essere un grande paese se tutti ci crediamo, se tutti ci lavoriamo.

Chissà perché quelli che da questo lavoro non ci guadagnano niente siamo sempre noi.

A proposito di lavoro: l’hanno inaugurato il 1 maggio. La posso dire una cosa populista? Ma che cazzo si merita un paese che nella festa dei lavoratori inaugura una roba del genere chiedendo alla gente di lavorarci a gratis?

Io più ci penso e più veramente non riesco a spiegarmi come si possa non capire che l’esposizione universale, che tanto ci stanno propinando come l’occasione più importante e la cosa più bella che il nostro paese possa vivere, è l’esatta riproduzione del sistema economico di merda nel quale siamo inseriti. Un sistema in cui le grandi multinazionali diventano sempre più grandi e mangiano e ingrassano alla faccia nostra e del pianeta. Ai giovani è chiesto di collaborare, di aiutare e di farlo col sorriso sulle labbra e con tanto entusiasmo, in cambio di curriculum ed esperienza (e un tablet). I media raccontano la storia di una dimensione di perfetto equilibrio e armonia dove nessuno è scontento se non poche frange di violenti, e l’opinione pubblica è silenziata e consenziente, senza un guizzo, senza un momento di amor proprio o anche solo di dubbio che forse non è tutto laminato e scintillante, che forse dietro alla vetrina c’è il pantano.

Tutti contenti, tutti assuefatti, tutti rassegnati.

Poi arrivano i cortei, arrivano le contestazioni, arrivano le guerriglie pure quelle regolate ad arte – apro una parentesi su questo punto: o ammettiamo insieme che c’è qualcuno che vuole esattamente che succeda quello che è successo oggi a Milano, oppure ammettiamo insieme che c’è un evidente problema di reclutamento delle Forze dell’Ordine e della Magistratura e stann’ sul sciem’ che sequestrano le bottiglie di vodka a pesca ma non riescono a intercettare materiale da guerriglia –  quando arrivano le guerriglie, regolate ad arte, come dicevo, sono tutti indignati.

Tutti quanti a criminalizzare, a dire che non si fa così; che vanno bene le ragioni ma quelli sono imbecilli, e tutt’ o riest.

Io una cosa ve la devo dire.

Io forse non sarei stata in quella piazza violenta, forse non sarei stata a fare gli scontri, a dare fuoco alle macchine, ai negozi, alle vetrine e tutto il resto, per il semplice fatto che difficilmente mi metterei a compiere atti, il cui valore politico non sarei in grado di spiegare, banalmente, ai miei familiari.

Però resta un dato.

È intollerabile il livello di buonismo (questo sì, non quello dei cristiani morti affogati) che siete in grado di farvi propinare dai media di regime.

È veramente vergognoso il modo in cui siano in grado di manipolarvi, strumentalizzarvi, farvi pensare esattamente quello che vogliono, farvi indignare per le puttanate e farvi passare sopra le catastrofi abissali.

È veramente plateale il modo in cui siano in grado di farvi stare sempre dalla parte dei più forti.

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35 risposte a Expo, buonismo e indignazione un tanto al chilo

  1. L’ha ribloggato su ❀ Rоѕa ❀e ha commentato:
    ecco appunto, una bellissima riflessione
    sui miei dubbi dell’expò

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  2. matteodrs ha detto:

    Tutto oggettivamente condivisibile (se vero) ma mi spieghi quelli che hanno avuto danni dai manifestanti perché devono essere puniti? Perché questi geni della comunicazione non hanno direttamente attaccato coloro che portano danno?

    Vale lo stesso ragionamento che hai fatto. La vita non ci appartiene. Bastano 200 teste matte che la mattina si svegliano e ti sfasciano la macchina o il negozio che hai faticato a mettere su….

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    • errecinque ha detto:

      Guarda io non te lo spiego e non perché ritengo sia una questione da ignorare ma per un’altra ragione. Quello è un punto, ha la sua importanza, ha la sua rilevanza rispetto alla vita del singolo uomo sulla terra che si trova con l’auto sfasciata e ok. E ci sta che il singolo uomo blablabla sia incazzato. Quello che trovo francamente incomprensibile è il fatto che tutti siano pronti a difendere le ragioni del singolo uomo incazzato, e nessuno (per usare un’iperbole, sia chiaro) però vada oltre quello e sia in grado di difendere le ragioni di un pianeta allo stremo, delle polarizzazioni sociali e di tutto quello che l’articolo denuncia. La cosa che provavo a sottolineare era questa: perché ci si incazza solo per quello per cui ci dicono di incazzarci?

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      • matteodrs ha detto:

        Non so che pensare. In realtà c’è chi difende le ragioni di un pianeta allo stremo ma non lo fa nei modi e nei tempi che forse tu ed altri ritengono più
        opportuni. Quindi in questo caso non sarebbe il caso di discutere i modi e non i motivi? Pensi che per motivi validi tutto sia lecito?

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      • errecinque ha detto:

        Non ho detto questo. Ho detto che in quel post io discutevo di una cosa che non era quella. Poi in quella piazza non ci stavo per ragioni tra l’altro abbastanza emblematiche (non potevo permettermi il viaggio, per esempio, nè di allontanarmi da casa dove servo), per cui non voglio esprimermi, come non avrei voluto si esprimesse che non c’era, se ci fossi stata. Del resto la mia posizione traspare: ho già detto e scritto che io forse avrei agito in altra maniera, se non altro per rendere quel dissenso leggibile da chi non ha gli strumenti per farlo. Per capirci, i commercianti benpensanti che ieri sono scesi a ripulire Milano per me sono più vittime di noi in questo gioco al massacro, perché non si rendono conto di esserci dentro fino al collo.

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  3. Matteo Serio ha detto:

    Condivido ma aggiungo una cosa: secondo me il più schiavo del sistema, tra tutti, è proprio chi è andato a dar fuoco alle macchine e a spaccare le vetrine di poveri cristi che ancora devono finire di pagarne le rate!!! Il “regime” fomenta la guerra tra poveri proprio per poter avere più facilmente il controllo sulle masse ergendosi a buonista inquisizione! La “violenza” servirebbe a Roma, bisognerebbe andare li in milioni, piazzarsi fuori al parlamento e farli uscire tutti! Imporgli di abbandonare le poltrone che ogni giorno disonorano ed usurpano! Sai come lo farei? Senza che voli nemmeno uno schiaffo! Perché sarebbe esattamente quello che loro vogliono e perché gente come quella non merita la mia violenza! A casa nel disprezzo generale dovrebbero andare! Sarebbe quello il vero giorno “dell’unità d’Italia”!!!

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  4. Lorenzo ha detto:

    Bellissima analisi…

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  5. Cara Rita rispondo al tuo post consigliatomi dalla compagna Danffi. Condivido molte cose che dici ma vengo subito al punto con cui divergo. Tu scrivi giustamente al punto 3:

    “Punto 3: visti i punti 1 e 2, è assolutamente fuori discussione pensare di poter liquidare chi non ti capisce, chi non ti ha capito o chi non ti viene dietro dicendogli che ten’ o tunn’ncap.”

    poi però più avanti quando si tratta di parlare di quella che tu chiami “guerriglia” dici:

    “Poi arrivano i cortei, arrivano le contestazioni, arrivano le guerriglie pure quelle regolate ad arte – apro una parentesi su questo punto: o ammettiamo insieme che c’è qualcuno che vuole esattamente che succeda quello che è successo oggi a Milano, oppure ammettiamo insieme che c’è un evidente problema di reclutamento delle Forze dell’Ordine e della Magistratura e stann’ sul sciem’ che sequestrano le bottiglie di vodka a pesca ma non riescono a intercettare materiale da guerriglia – quando arrivano le guerriglie, regolate ad arte, come dicevo, sono tutti indignati.”

    Io ci vedo un’incongruenza. Incongruenza che ritrovo in altri post altrove, espressa diversamente c’è pure su quello di Infoaut. Che cosa vuol dire “regolata ad arte”? Che cosa vuol dire “c’è qualcuno che vuole esattamente che succeda quello che è successo […] oppure […] un evidente problema di reclutamento delle Forze dell’Ordine e della Magistratura”? A casa mia per come leggo io vorrebbe dire che il sistema di cose e di potere attuale perlomeno “lascia che accadano” (o peggio, “regola”) queste cose. Ma questo non è contraddire proprio i punti in premessa che dicevi? E se non vuol dire questo, mi spieghi che funzione ha nel tuo discorso questo inciso? Perché a me sembra avere la stessa funzione che ha l’inciso di Infoaut dove parla di “gesto idiota” in un post altrimenti in parte pure condivisibile.

    Scusami se approfitto di questo commento per allargare il quadro anche ai discorsi che sento altrove. Vedo che in generale si contestualizza ma non a fondo, si “comprende la rabbia”, si solidarizza pure, ma poi si prendono distanze in qualche modo, c’è sempre un inciso in cui si dice “però…”, si rimuovono dei soggetti “giustificando” pratiche con dei sociologismi d’accatto (“sottoproletariato”, “adolescenti delle periferie”) mentre le si denunciano come idiote o facenti il gioco astuto del sistema. Parlare solo delle pratiche oggi vuol dire rimuovere tutto quello che c’è dietro a quelle pratiche come se queste spuntassero così dal nulla, come se fossero “rabbia cieca” cha ha bisogno di essere incanalata, espressione di un disagio prepolitico, “analfabeta”.

    Mi sembra un discorso debole. Provo a esprimere in poche parole il mio punto di vista. Aggiungo però una premessa alle tue. Io non penso che l’unico modo buono con chi la pensa diversamente da me sia tentare di convincerlo. Ho smesso di sperarci e pure di volerlo. Spero proprio anzi che in tanti la pensino e agiscano diversamente da me! Ci sono un sacco di cose che io non sono in grado di fare! Non tanto perché non saprei spiegarle alla mia famiglia ma perché non sono pronto alle conseguenze, ma sono cose necessarie che vorrei qualcuno facesse. Quello che vorrei è che tutti e ognuno a suo modo riuscissimo meglio a lottare e a convivere nelle lotte comuni -quando sono comuni-, con pratiche diverse per modi, accessibilità, inclusività, radicalità. Perché servono tutte e tutti i soggetti che le agiscono. Altrimenti se l’attitudine di fondo è quella di “convincere” resta solo una versione dell’egemonismo, magari soft e tollerante quanto vuoi, ma sempre egemonismo è, e i risultati sono quelli che sono: il nulla cosmico verso cui siamo diretti, l’annullamento reciproco. Il corteo poi -in sé sempre più ininfluente per la lotta in senso stretto- è diventato la forma che più si presta a queste “lotte” interne egemonistiche e da anni ormai praticamente ogni grande corteo finisce allo stesso modo. E no, non perché qualcuno lo ha “regolato ad arte” e nemmeno perché lo ha “lasciato accadere”. Pensarla così è tragicamente autoassolutorio per tutti per non dire di peggio. A volte rischia di diventare delatorio (non dico che è il tuo caso eh).

    In molti si limitano a fare un discorso sulle pratiche di corteo (sempre ex-post) per negare e rimuovere interi soggetti e teorie politiche che stanno dietro a quelle pratiche nei cortei e non solo, pure rimuovendo necessità oggettive per tutti i soggetti: per esempio per negare la necessità della distruzione, della pars destruens della lotta che tranne in rari casi è scomparsa dal discorso e dall’azione politica di una fetta importante dei movimenti.

    C’è così tanto da distruggere e quasi nessuno manco ci pensa. Tutti abbiamo “lasciato accadere” o “regolato ad arte” ciò che è successo quando abbiamo evitato di porci certi problemi e di superare certe aporie e negato la necessità della distruzione e i soggetti che comunque provano a praticarla. Poi anche mia nonna sapeva che cosa sarebbe successo. La soluzione per me non può essere “convincere” qualcuno di non si sa bene cosa e neppure di “alfabetizzarlo” a qualche strategismo fallito. La soluzione forse può iniziare col fare i conti con la propria cattiva coscienza. Passa dal fare i conti con le aporie rimosse: come lottare contro e difendersi da un sistema impermeabile al cambiamento, da un’opinione pubblica blindata e inaccessibile, da una repressione evoluta che ci vorrebbe tutti costretti al legalitarismo e alla dimostrazione pacifica di un dissenso inascoltato? Soprattutto: quando la smettiamo con gli egemonismi e ci rendiamo conto che dobbiamo essere e fare cose molto diverse e solidali tra loro?

    Il tuo post è stato un’occasione per esprimere di getto quello che avevo dentro. Grazie dello spazio e ti prego di non leggere tutto come una critica a quello che hai scritto tu, non lo è.

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    • errecinque ha detto:

      Allora, comincio dalle osservazioni che fai sull’articolo provando a spiegarti il mio punto di vista sulla cosa. Quando scrivo “regolata ad arte” non intendo affatto che sia concordata o che sia in qualche modo una rappresentazione estetica (almeno non mi è parso così in questo caso e non ti nego che in altri casi invece mi è sembrato palese, ribadisco, è una mia impressione e non un giudizio assoluto). Quello che intendevo dire con l’inciso era che se prima della manifestazione questi sono stati tanto solerti da sequestrare bocce di vodka facendole passare per molotov, poi non si spiega che tutta sta solerzia a ridosso del corteo sia sparita e sia stato possibile che accadesse tutto quello che succedeva senza che le forze dell’ordine muovessero un dito. Questo non vuol dire invocare repressione ma constatare un fatto: sono rimasti a guardare. Ho visto cortei di quindicenni caricati per niente, a freddo, e poi improvvisamente dopo settimane di terrorismo psicologico, criminalizzazioni e misure “preventive” ai limiti del ridicolo tutto si ferma proprio nel giorno del corteo. Questo intendevo quando parlavo “problema nel reclutamento delle forze dell’ordine”: o c’è una presa di posizione precisa anche nella non azione, o sono scemi (per questo è un problema come li reclutiamo) e sequestrano l’acqua minerale ma, ti faccio un esempio scemo a caso, quando un gruppo di persone si inizia a coprire in mezzo a un corteo non notano niente di strano.
      Rispetto al “punto 3”, non capisco dove tu veda l’incongruenza nel senso che quella premessa mi serviva per dire: “questo articolo può sembrare un’enorme invettiva di una megalomane che si mette sul piedistallo e dà lezioni di vita e vorrebbe convincerti a stare dalla sua parte dicendoti che sei scemo, però non lo è, so che non si fa, è solo uno sfogo”. Non so se mi sono spiegata.

      Anche rispetto al “convincere” e alle pratiche, io forse ho fatto dei passaggi un po’ superficiali perché non era quello che mi interessava dire, non era il tema che volevo trattare nell’articolo, però il punto è che quando sostieni una battaglia qualunque evidentemente devi provare a renderla condivisa, collettiva. Ora io penso che chiaramente non è il mio blog il luogo nel quale aprire un dibattito sulle pratiche però io per esempio spiego molto più facilmente a mia madre perché è giusto che io faccia un’assemblea, un corteo, pure un’occupazione, mentre ho un po’ di problemi a convincerla sul distruggere le vetrine e dare fuoco alle auto. È evidentemente una posizione personale, e nulla toglie alle considerazioni dell’articolo anzi secondo me le avvalora: per questo dicevo che pure io che la penso così resto in ogni caso inorridita da quella criminalizzazione retorica, buonista e idiota.

      Io me lo pongo il problema di quale consenso abbia quello che penso da un lato e quello che faccio dall’altro, sono sempre a interrogarmi circa le mie battaglie per capire se finisco con il diventare autoreferenziale, ed è questo che intendo quando dico nelle famose premesse che se vuoi “portare qualcuno dalla tua” evidentemente non puoi dirgli che è un cretino e che non capisce niente (cosa che poi io faccio nel resto dell’articolo, per questo facevo la premessa): credo che il grande malinteso di fondo è che tu abbia interpretato quelle premesse come comunque ristrette a un ambito di “addetti ai lavori”, “contesti politicizzati”, “di movimento”. Io intendevo tutt’altro. Io parlavo, per l’appunto, della mia famiglia depoliticizzata, del mio quartiere di periferia che vive in una dimensione sospesa della storia del mondo, delle persone con le quali la mattina prendo la metropolitana.

      Poi volevo dirti che trovo molto interessanti le tue considerazioni sulle valutazioni ex post, sul negare una serie di soggetti eccetera e ti dirò che erano cose sulle quali non avevo riflettuto e sulle quali rifletterò, fermo restando chiaramente che – avrai compreso – ho una posizione differente dalla tua.

      In ogni caso non pensare che abbia trovato il tuo post una critica rivolta a me, intanto perché non ho tali presunzioni ( 🙂 ), poi perché anzi ho letto una serie di considerazioni molto interessanti a prescindere dal merito delle posizioni individuali, e spero intanto che tu non trovi la mia risposta piccata o roba del genere; sono molto suscettibile ma sono più curiosa e interessata al confronto.

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  6. Mik ha detto:

    Per quelli che ancora si fissano sui “manifestanti violenti”: ma dopo quindici anni (a partire da Genova 2001, quando filmarono anche i ‘black bloc’ che uscivano dalle caserme e parlavano amabilmente coi carabinieri) ancora non avete capito chi sono, e a cosa servono, questi buffoni nerovestiti? Allora, scusate, siete proprio ritardati.

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  7. Pingback: Primo Maggio No Expo, una riflessione di pancia | Ruthopia

  8. classe ha detto:

    Boh articolo di chi è ovvio le cose le vede da fuori (goblotto!)
    Poi per quanto mi riguarda mia madre una bmw in fiamme se la gode senza che io gliela debba spiegare troppo. Sarà che siam proletari.

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  9. Ho letto tutto l’articolo. Però vorrei anche far presente un’altro modo di vedere le cose, questo ad esempio è Report

    http://www.corriere.it/inchieste/reportime/ambiente/friggere-pianeta-ovvero-l-uso-dell-olio-palma-conseguenze/50342b0e-f043-11e4-ab0f-6f7d8bd494ab.shtml

    “Alimentarsi è un modo civile di cambiare il mondo, non violento ed efficace in mano ai consumatori.”
    Quindici anni fa c’era il G8 a Genova e tutti avevamo in mano No Logo e si parlava di un’altra economia possibile e di slow-food. Oggi se dico che sono andato a Expo2015 e che sostengo lo slow-food mi prendo del fascista perche “slow-food è di destra” e dovrei sostenere Genuino Clandestino…. e che cazzo!

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  10. andrea ha detto:

    Mi ritengo estraneo alla massa. Disprezzo i tg e i mass media.

    Ma non capisco questo voler paragonare lo schifo di Milano, con lo schifo del menefreghismo umano nei confronti dei problemi del mondo.

    Occhio che a fare un pieno di benzina, si ha morti sulla coscienza. E non credo che giri in bicicletta.

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    • errecinque ha detto:

      A parte che giro coi mezzi pubblici ( 😉 ) poi il punto non è paragonare. Il dato è che sono imparagonabili, però c’è il singolare fenomeno per il quale l’indignazione collettiva è sempre veicolata in un’unica direzione.

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  11. John ha detto:

    Vi aiuto a capire. Sfasciare un’auto a caso per strada a Milano è un’idiozia. Anche l’Expo è un’idiozia. La seconda non giustifica la prima. Né è utile stimare quale causi più danno.
    Ma mentre è facile vedere e condannare la stupidità del vandalismo, a molti non è chiara l’enorme insensatezza dell’Expo. Sicché ogni discussione sulla manifestazione dell’inaugurazione è inutile e ipocrita nella misura in cui si perde a sottolineare ciò che è palese invece di spiegare ciò che non è evidente.

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    • errecinque ha detto:

      Guarda, non mi serve alcun aiuto a capire. Ribadire l’ovvio non servirà a nobilitare l’ovvio: è ovvio, ok, ma fa schifo. Una cosa può fare schifo pure se è ovvia. E comunque se leggi il post non c’è – e l’ho fatto di proposito, per sottolineare un altro dato -assolutamente nemmeno un rigo in cui difendo quello che è successo. Sto parlando di un’altra cosa.

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      • John ha detto:

        Malinteso: io ero d’accordo con te e cercavo perciò di spiegare a chi si indigna facilmente del vandalismo che è più importante e più difficile spiegare invece la stupidità dell’intera impresa dell’Expo.

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      • errecinque ha detto:

        Scusa, c’ho dovuto fare l’abitudine e avevo appena visto il video dei milanesi!

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  12. breisen ha detto:

    L’ha ribloggato su Amolanoia.

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  13. leo ha detto:

    Per favore studia prima di scrivere simili boiate, cercando di far presa propinandoci lo spauracchio delle multinazionali brutte e cattive.. E tutto il resto di discorsi senza senso… Peace

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    • errecinque ha detto:

      Se questa è la peace, mi immagino quando invece vuoi essere in guerra quanto sai essere affabile.
      Del resto di fronte all’argomentazione che “sono boiate”, non posso che farti tanto di cappello e arrendermi all’evidenza della tua superiorità morale e intellettuale. Peace.

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  14. giacomo ha detto:

    ma non è morto nessuno nei cantieri expo (e anche se fosse perché la colpa dev’essere per forza di un terzo?), perché devi disinformare come tutte le merde della tua specie becera? vi meritate l’ignoranza e lo schifo in cui vivete! se il capitalista ha ottenuto i propri beni forse è perché nella vita si è sbattuto e ha studiato anziché aver passato il proprio tempo a dir cazzate.. VAFFANCULO, buona giornata

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    • errecinque ha detto:

      http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/04/11/news/milano_operaio_21enne_muore_candendo_da_un_ponteggio_in_un_cantiere_della_teem-111697247/ e la colpa non sarà di terzi ma è evidente che in questo articolo non è nominato nemmeno una volta l’Expo e non per caso. Del resto io ho solo detto “non vi fanno vedere che…” perché tutto deve essere scintillante e ben confezionato per convincere gli assolutamente informati come te che quelli della mia specie becera sono ignoranti e schifosi. Non mi offende particolarmente il tuo commento anzi mi spiace un po’, palesemente non ti interessa confrontarti ma solo sputare veleno e le cose sono due: o sei un ingenuo che si è fatto plagiare ad avere questo atteggiamento del cazzo o sei in malafede e sai bene che puoi solo offendere e non ragionare con me. In ogni caso stiamo parlando di niente ma, davvero, abbassa i toni e sorridi, non è il caso di scaldarsi: l’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia. Baci, buona giornata.

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      • giacomo ha detto:

        non nego che i canali ufficiali possano mascherare la verità, ma il cantiere in questione era coinvolto nella costruzione di una tangenziale e non direttamente ai cantieri expo!
        tu non stai svelando alcuna verità, ma gettando ancora più ombra ed ignoranza su questioni sulle quali nessuno saprai mai la verità! basta complottismo, che se ne parli bene o male expo è una realtà, un dato di fatto che dobbiamo accettare e da cui dobbiamo trarre il meglio! andare in piazza a urlare al vento cambia qualcosa? no, lo sai anche tu. l’unico modo per debellare lo schifo da questo paese è educare al senso civico, ma ci vuole molto tempo! il tuo atteggiamento è solo deleterio ed esprimere la tua opinione (che rispetto) attraverso argomentazioni infondate e supposizioni danneggia tutti (questo non rispetto)!

        il vaffanculo non me lo rimangio, mi fate incazzare

        ciao 🙂

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      • errecinque ha detto:

        Ricominciamo. Ciao, mi chiamo Rita e faccio l’educatrice con ragazzi provenienti da contesti di disagio in progetti contro la dispersione scolastica. Ora ho il diritto di dire che l’Expo è una merda, o meglio, che secondo me l’Expo è una merda? Ho detto una cosa parzialmente vera nel senso che avrei dovuto specificare meglio, ma io e te sappiamo bene che quello non era il punto dell’articolo e continuare a discuterne mi pare non solo inutile, ma pure che esuli il senso dell’articolo. L’Expo è una realtà, pure l’Italicum lo è, pure la mafia lo è, pure la dispersione scolastica. Posso dire che se pure esistono per me sono una merda? O solo perché una cosa è dotata di esistenza non può essere contestata? IL tuo vaffanculo lo puoi ribadire quanto ti pare, se fossi un mio studente ti direi che è un atteggiamento di chiusura alla discussione e che riscontra poca apertura mentale, ma non lo sei e quindi ti rinnovo solo i miei auguri di buona giornata.

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  15. Andrea76 ha detto:

    Devo immaginare che tu non abbia mai bevuto coca cola ne mangiato un Big mac?
    Ironia a parte, penso che le due multinazionali (non ho trovato da nessuna parte le cose che dici su coca cola) siano un problema piccolo rispetto agli altri problemi che ha avuto Expo (da te ben evidenziati).
    Personalmente l’idea che c’è dietro ad Expo mi piace, non mi piace sicuramente come sia stata messa in pratica!
    Expo è un occasione per l’Italia? Sicuramente si, ma l’abbiamo sprecato prima con corruzione e solite cose tipicamente italiche e la stiamo sprecando ora con il disfattismo da una parte e grandi proclami dall’altra!
    Sul sistema economico potremmo star qua a scrivere e discutere x intere giornate, ma domani mi sveglio alle 5 x andare a fare le mie belle 10 ore di lavoro, incazzandomi quando vedo colleghi che fanno molto meno di quel che faccio io a fine del mese prendono gli stessi soldi, ma sentendomi fortunato perché ho un lavoro che mi permette una vita più che dignitosa.
    Grazie x il tuo punto di vista.

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  16. Fabrizio ha detto:

    problematiżżare v. tr. [der. di problematico]. – Ricercare i problemi inerenti a un determinato fatto o argomento; più comunem., rendere problematico, ossia difficile e complesso, ciò che potrebbe anche non essere tale: bisogna evitare di p. tutte le situazioni.

    Mi sembra che la tendenza sia inversa in questo articolo.

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