L’invisibile è un libro che tutti dovrebbero leggere

11210449_10153409316111019_980882578790250416_nL’invisibile è un libro che tutti dovrebbero leggere, soprattutto ora.

Che pare una banalità, però ci sono libri che è bello leggere e libri che tutti dovrebbero leggere, e la distinzione è importante.

Al di là dello stile, della struttura, che a me son piaciuti veramente tanto, è un’operazione letteraria che mette a nudo quello che si cela dietro il peggioramento oggettivo delle condizioni di vita in questa Regione negli ultimi cinque anni.

Leggendo il libro ho focalizzato via via che le pagine scorrevano una serie di scene che sono note ai cittadini campani.

La sala d’attesa per l’accettazione di un ospedale pubblico qualunque, le corsie strapiene e i degenti sistemati alla meglio dove c’è spazio, un parente che attende disteso sul manto stradale un’ambulanza per più di un’ora dopo un incidente da poco.

Le fermate di autobus strapiene, i ritardi agli esami universitari, le corse concitate contro il tempo che si scontrano inesorabilmente con attese lente sotto pensiline (quando va bene), le sere in cui non sai semplicemente come tornare a casa, per un treno cancellato a caso, senza che nessuno si sia preoccupato di averti creato un problema, di dover trovare una soluzione.

I volti e i racconti di chi ha perso tutto, pure la vita, per la sola colpa di essere nato sulla terra sbagliata, su una terra assassinata e assassina; e i volti impeccabili di chi sa, sapeva, e ha nelle mani il destino di chi su quel pezzo di terra ci vive ma riesce a passarci sopra pur di fare gli interessi di qualcun altro. Di chi ha il coraggio di speculare, mentire, assicurare che tutto va bene: tanto a morire siamo noi.

Giuseppe Manzo e Ciro Pellegrino guardano attraverso lo specchio e individuano, dietro il riflesso di situazioni paradossali che in Campania rappresentano la quotidianità, uno sfondo comune, una sagoma vuota, l’ombra dell’invisibile, e lo fanno attraverso un’opera di demistificazione che mostra come dietro l’apparenza di cinque anni di nulla ci siano stati cinque anni di amministrazione che ha seguito un percorso preciso.

Il governo regionale del Presidente Stefano Caldoro.

Dietro l’apparenza di una gestione blanda e volta essenzialmente a riparare i danni di ciò che è stato e a gestire la crisi nella maniera meno dannosa possibile, c’è stato e c’è un lavoro di smantellamento del welfare che ha generato una crescita esponenziale e prospettive rosee per i privati in grado di offrire una serie di servizi.

Il tutto con il profilo più basso possibile: senza personalizzare il proprio operato, senza mai mettersi al centro, senza mai apparire ma restando sullo sfondo, appunto, invisibile.

Stefano Caldoro è riuscito in cinque anni a compiere un’opera certosina di distruzione delle garanzie essenziali di condizioni di vita dignitose per i settori più bisognosi della regione Campania senza mai apparire responsabile di nulla: a differenza di altri, che hanno pagato o pagano un leaderismo esasperato, ha saputo eclissare ogni sprazzo di personalità dal suo agire e lavorare nell’ombra in una direzione precisa; altro che anonimato: il piano era lineare, la direzione determinata e la riuscita è stata eccellente.

Credo che Pellegrino e Manzo siano stati in grado di mettere in luce l’aspetto più importante della personalità di Caldoro: l’assenza di personalità. Dotandosi di questo filo conduttore nella narrazione di questa figura tanto anonima hanno reso un servizio enorme ai cittadini della Campania in tempi di elezioni amministrative, scongiurando il rischio che il lavoro di comando silenzioso e invisibile della regione, riuscisse ad arrivare alla fine del mandato senza essere smascherato.

In tempi di campagne elettorali, di affermazioni mediatiche che nessuno è in grado di smentire, di slogan e numeri sparati a caso, gli autori hanno mostrato cosa c’è dietro, cosa è successo in questi cinque anni, perché, se l’elettorato ha una memoria breve, chi fa il giornalista seriamente, chi non è un cane da guardia del potere ma anzi guarda al potere sul serio, ricorda, scrive, e mette tutti di fronte alle proprie responsabilità: elettori ed eletti.

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