Ho deciso: mi voglio cambiare

luca-de-filippo-natale-in-casa-cupiello-letteraStanotte, anzi stamattina, tra le sette e le nove, ho fatto un sogno veramente assurdo, con una trama molto elaborata ma in realtà inconsistente: tipo quei film che mentre li vedi pensi che succedono un sacco di cose ma in realtà poi non succede niente, tutte le azioni che vedi riprodotte sono a somma zero e, dopo due ore di attenzione, ti rendi conto di aver sprecato il tuo tempo.

Mi sono svegliata stranita, pure un po’ divertita perché la cosa non aveva alcun senso.

Poi, dopo qualche minuto e il primo caffè, ho cominciato a rielaborare e ho capito che voleva dire. Io e il mio inconscio siamo così, lui mi parla in maniera metaforica ma chiara e io quasi sempre capisco subito cosa vuole dirmi.

Stanotte, stamattina, voleva dirmi che sono bloccata in inezie.

Il messaggio era più o meno questo: mentre tu te ne stai a circondarti di abitudini, convinzioni, condizionamenti che ti hanno sempre caratterizzata, il mondo va avanti. A te magari paiono irrinunciabili, ma se le guardi da un’altra prospettiva, fosse pure da te stessa come osservatrice esterna, si tratta di sciocchezze, di cose piccole piccole, alle quali tu consenti di condizionare la tua vita. E quella di chi ti ama.

Le tue piccole battaglie individuali, quelle che fai con te stessa e nelle quali soccombi senza mai combattere veramente, sono niente rispetto ai cambiamenti che puoi apportare alla tua vita, ai cambiamenti che ogni persona può apportare alla propria. È che sei pigra.

Ecco, il mio inconscio mi stava dicendo più o meno questo: smetti di fingere che ogni cosa possa essere una scusa per restare bloccata, cristallizzata.

La mosca, per girare troppo intorno alla ragnatela per valutarne il pericolo, finisce per restarne intrappolata.

Avete mai fatto i conti con tutte le cose che vorreste fare ma fingete di non poter fare, perché nemmeno ci provate sul serio?

Sono tantissime!

Io ho due racconti nel cassetto: sono finiti, completi, e fermi alla prima bozza da tempo immemore. E la cosa assurda è che li trovo pure belli! Ne ho altri due iniziati da una vita, tutti chiari nella mia testa, ma ai quali non mi sono più messa a lavorare. Ho decine di idee che secondo me sono brillanti, però non le ho mai messe su carta (o su word) perché ero presa da altro. Che cos’era quest’altro? Niente, visto da qui.

Ognuno nella vita ha superato difficoltà grandi o piccole, messo allo stretto.

È nell’ordine delle cose: per quanto qualcosa possa sembrarci insormontabile, prima o poi, necessariamente, passa. E allora che senso ha questo enorme dispiegamento di forze se, quando la strada è libera da impedimenti reali, restiamo comunque fermi a fare nulla?

Non lo so se riguarda solo me, però in questo momento ho la netta percezione che gran parte delle cose che vorrei mettere in campo, degli elementi che vorrei mettere in fila per diventare la persona che voglio diventare, siano davanti a me e io stia guardando nella direzione opposta.

Quanto è ingiustificabile questa pigrizia, questa indolenza, rispetto a noi stessi innanzitutto? Quanto tra dieci, vent’anni, mi guarderò indietro e mi dirò: “Sei stata una polla!” (sì, dico “polla”), perché potevi tutto e hai fatto niente?

Dall’alto del mio ottimismo caratteristico c’è una cosa che penso sempre: nessuno di noi starà qui per sempre e oltre a non avere a nostra disposizione tutto il tempo che vogliamo, non sappiamo nemmeno quanto ne abbiamo realmente a disposizione. E allora perché ci comportiamo come se non fosse così? Perché mi sono laureata da più di tre mesi e da tre mesi non faccio che guardare cartoni animati scemi e tv spazzatura?

Quante volte ci siamo detti: “Basta, da domani cambia tutto!”. Ecco, io mo me lo sto dicendo un’altra volta, stamattina. Mi so dicendo che da domani mi rimetto a dieta, che da domani riprendo a fare sport, che da domani mi rimetto a scrivere, che da domani smetto di passare le giornate a scorrere una bacheca e a sentire fisicamente il fastidio di quello straniamento, che da domani uscirò di più, vedrò più cose e smetterò di fingere che condizioni trascendentali mi impediscano di fare quello che vorrei, stare con chi vorrei, essere chi voglio.

La verità è che la posta in gioco è troppo alta per essere indulgenti con se stessi: la verità è che non voglio dover rimpiangere un solo giorno perso. Erri De Luca ha scritto una volta che la vita dei vent’anni è piena di parassiti ansiosi di fare nido in ogni rinuncia. E io credo che uno le rinunce, a differenza delle scelte, non le fa. Noi scegliamo ma non rinunciamo: ci facciamo rinunciare.

Noi crediamo di lasciar perdere le cose che vogliamo, ma spesso sono loro a lasciar perdere noi.

Ed è questo che ora so, credo di sapere, e che voglio che orienti quello che succederà da domani in poi.

Poi magari non succede, però è da stamattina che mi sto facendo una domanda: verso me stessa, verso gli impegni che prendo con me, ho la stessa rigidità, inflessibilità, che ho verso chi mi circonda?

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