Topi

Banksy-rat

Oggi pomeriggio Beppe Grillo ci ha regalato un’altra perla di saggezza delle sue. Ha scritto in un tweet, ma la notizia è ormai di dominio pubblico, che le dimissioni di Marino sarebbero urgenti prima che Roma sia piena di topi, spazzatura e clandestini. Ha detto proprio così: li ha messi in fila. Insieme ai topi e alla monnezza, pure una specifica categoria di persone.

I clandestini.

Cosa ci sia di tanto schifoso nell’essere clandestini, non ci è dato sapere.

Quello che ci è dato sapere è che moltissime persone che quella condizione la vivono sono i protagonisti di una serie di immagini orribili degli ultimi giorni. Uomini e donne che elemosinano un pezzo di terra, e lo fanno fermi su un confine. Che cos’è un confine? Una linea, un punto, un simbolo. Una porta. In questi giorni moltissimi uomini e donne stanno elemosinando un pezzo di terra fermi a una porta, che resta inesorabilmente chiusa, ma lo fanno con una dignità e un’umanità nel pretendere quello che al mondo c’è più normale: far seguire a un passo un altro passo. Invece accade che uno dei leader politici di questo paese decide di usare quelle stesse immagini in maniera strumentale, per chiedere le dimissioni di qualcun altro.

“Dimissioni di Marino”, chiede Grillo. “Prima che Roma sia invasa da topi, monnezza e clandestini”. Così, messi in fila. E allora io su questo voglio dire delle cose.

banksy_rat_soho_440x330Tra gli stencil più ricorrenti di Banksy ci sono sicuramente quelli di topi intenti a compiere una serie di azioni o a impersonare una

serie di tipi. Ci sono topi impegnati a fare qualcosa, topi che reggono oggetti, e topi che mostrano cartelli con una serie di messaggi di poche parole.

Rats, si chiamano, e ho letto in giro tempo fa che il writer li utilizza perché i topi, come animali, sono simbolo di tutto ciò che è perseguitato, scacciato, tutto ciò che è connesso a qualcosa di cui si tenta, insistentemente, di liberarsi. Operazione che però, in genere, risulta impossibile.

banksy topiI topi sono infimi, sono sporchi, sono pure misteriosi a modo loro. Vivono nel sottosuolo e dal sottosuolo sembrano essere generati. Sono simbolo di quello di cui ci si vergogna, ma che non possiamo eliminare. Lo sporco in quanto tale è necessariamente qualcosa che noi stessi produciamo, e per quanto possiamo prevenirlo non potremo mai negarne l’esistenza.

Così Banksy sparge topi per le strade per sbattere in faccia alla nostra società la sua ipocrisia, e lo fa proprio attraverso quelle bestie squittenti perché i topi saranno pure infimi, ma servono eccome.

La loro assenza, la loro morte, può mettere in ginocchio le società.

L’intero continente europeo nel XIV secolo è stato messo in crisi dai topi: quelli del centro dell’Asia, che morirono tutti banksyimprovvisamente per assenza di nutrimento, determinando il fatto che le loro pulci attaccassero in massa tutti gli altri mammiferi. Tutti, pure gli uomini. La peste del ‘300 è uno degli avvenimenti più cupi della storia dell’umanità: settantacinque milioni di morti, centinaia di migliaia di innocenti stigmatizzati e individuati come colpevoli, migliaia di città svuotate, economie colate a picco e tutto questo in soli sei anni di pandemia.

In sei anni la popolazione europea è risultata ridotta di un terzo.

L’idea è più o meno questa: i topi sono il prodotto delle brutture del nostro essere uomini. Vivono nelle nostre fogne, dove ci sono i nostri residui organici. Si sviluppano nella nostra sporcizia. Prosperano in tutto ciò che abbandoniamo.

25-rat-sweeper-banksyCi fanno schifo, forse, perché vengono dalla parte di noi che fa schifo.

La nostra merda, la nostra monnezza, le nostre discariche.

Questi sono più o meno i pensieri che associamo all’idea dei topi, consciamente o meno. E per questo Banksy sceglie questi bistrattati ambasciatori per portare il proprio messaggio in questa società ipocrita, per negare nella maniera più suprema possibile l’idea che l’apparenza, la forma, sia più importante del contenuto. Per affermare l’idea che gli ultimi, i più infimi, hanno di meglio da comunicare di quelli che la dominano, questa società.

144312436-9bee1375-3fa1-48cb-891b-65530e7aabe2Se parli di qualcuno e ti viene in mente di accostarlo a un topo, se dici che per una città il simbolo della sua decadenza è che sia piena di spazzatura, topi e certe persone, stai ponendo quelle persone al livello di una produzione inanimata (la monnezza) e una animata (i topi) della tua parte più schifosa.

Nel suo romanzo “La peste”, Camus fa iniziare i sintomi della diffusione dell’epidemia da un’improvvisa e incontenibile moria di topi. Gli abitanti della città algerina di Orano ignorano il fenomeno, non gli prestano molta attenzione.

I topi continuano a morire in massa e nessuno crede che la morte di roditori sia qualcosa di cui preoccuparsi, fino a che non iniziano a morire anche gli uomini. Quando gli abitanti della città si rendono conto che il peggio è arrivato, è troppo tardi per porre rimedio e sono pienamente vittime dell’epidemia.

banksy-we-are-all-fakesLa peste imperversa a Orano e nulla pare riuscire a fermarla, fino a che uno dei protagonisti non sviluppa un siero per guarirla e questo, insieme all’esaurirsi normale del ciclo della malattia, restituisce gradualmente serenità alla città.

Tuttavia c’è poco da stare tranquilli, la conclusione del romanzo ci lascia proprio questa prospettiva inquietante: i bacilli possono stare in quiete per molti, molti anni, e poi ricominciare a colpire e portare morte e devastazione.

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La morte dei topi, la loro fine improvvisa e incomprensibile a chi non abbia gli strumenti scientifici per comprenderla, risulta un segnale premonitore che nessuno coglie, che preannuncia la fine imminente. Nessuno si preoccupa dei topi, e tutti moriranno per la propria superficialità.

Le persone non sono topi, ma ci sono alcune persone la cui condizione è l’oggettivo prodotto di tutto lo schifo che la nostra società è stata in grado di produrre.

E il fatto che non si faccia caso, o non si faccia troppo caso, a come muoiano o a come la loro umanità sia negata, sarà un segnale ignorato che ci costerà caro.

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6 risposte a Topi

  1. rO ha detto:

    Lungi da me difendere Grillo, ma tutta sta polemica mi pare eccessiva. Se una città è sporca l’associazione mentale con i topi è naturale e che ci fosse l’intenzione di accomunare topi e immigrati non dato sapere, magari anche no. Se poi vogliamo discutere se un politico può permettersi o meno di essere superficiale quando twitta, questa è un’altra questione.

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    • errecinque ha detto:

      Guarda io onestamente non lo so se lui volesse paragonarli, accomunarli, o cosa. Però voleva parlare di degrado, e ha accostato tre immagini per rendere l’idea. Una di queste erano i topi, un’altra la spazzatura, e la terza delle persone.

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  2. luigi ha detto:

    un politico non può parlare alla “cazzo di cane”. O almeno un politico serio. Salvini e Grillo, invece, parlano alla “pancia” del paese

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  3. centocaratteri ha detto:

    Il M5S usa la comunicazione in maniera vincente, purtroppo. Il megafono di Grillo serve per parlare alla pancia degli italiani e consolare la famelica intolleranza dell’elettore salviniano. Poi, ogni volta, Grillo si autocensura, si spiega meglio, chiarisce (intanto la notizia è già stata digerita nella sua veste originale) e le facce pulite di Di Maio e Di Battista rispostano il baricentro a sinistra per rassicurare quelli che il PD nonlovotopiù. Puro populismo 2.0.

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  4. loscalzo1979 ha detto:

    Guarda, hai fatto un pensiero decisamente profondo e interessante.
    belli gli accostamenti ai Topi di Bansky e a quelli del Libro.

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