A una settimana dal greferendum, Tsipras resta un figo

Domenica scorsa il referendum greco si è concluso in quella che, per chi scrive, è la migliore delle prospettive. Pre11695779_684178548355478_6292059373530665472_nsa dall’entusiasmo del momento e dal clima di una Torino sudata e afosa, ho scritto per Fanpage quello che non potrei definire altro che un “commento a caldo”.

http://www.fanpage.it/c-e-chi-dice-no/

Ora, un paio di considerazioni.

1) Non mi rimangio nemmeno una di quelle parole. Resto convinta che Tsipras abbia condotto la questione nella migliore delle maniere possibili. O almeno che io avrei potuto immaginare. E sicuramente nella maniera migliore in cui è stata condotta fino a ora dagli altri paesi europei;

2) A fronte di tutte le considerazioni che sono state fatte da destra e da sinistra, sulle quali non vale troppo la pena dilungarsi perché fanno veramente cadere le braccia, voglio dire due o tre cose lapidarie:

– Chi critica da sinistra dovrebbe provare a vincere le elezioni e a governare un paese stremato, intanto, entrare in contatto con la realtà e rendersi conto che la politica non è applicazione manualistica di altrui elaborazioni, per quanto nobili, che come l’austerity si fa sulla pelle dei cittadini, pure le famose scelte di coraggio, i default tanto invocati, si scaricano tutti sulle spalle dei cittadini. Ecco, sarebbe interessante discutere di materialismo dialettico e vangelo secondo Lenin con chi crede veramente di poter contestare ricette scritte a tavolino da altri proponendo altre ricette elaborate a tavolini, che tanto poi paga il popolo greco. E sarebbe interessante pure discutere con ‘ste regine del tuaculpa e capire come mai se la ricetta è così facile, se la strada è così chiara, stiamo sempre dalla parte degli sconfitti, di quelli che non la spuntano e al massimo sputano rabbia e bile. Se il punto è aspettare che le masse siano pronte per essere organizzate e che dal cielo ci scenda una bella pioggia di coscienza di classe che ci faccia prendere i palazzi del potere facciamo così: mentre voi aspettate, vediamo che combina chi si sporca le mani e rischia di perderci la faccia ogni giorno. Preferisco quelli che si divertono e sperimentano da quando sono ragazzini a quelli che si conservano casti e puri fino a che non incontrano la persona giusta, che, per inciso, è semp’ nu pacc’;

– Chi critica da destra dovrebbe stare zitto. È superfluo spiegare il perché. Riforma Fornero. Spending Review. Riforma Gelmini. Jobs Act. Sblocca Italia. E per ultima, la new entry di questi giorni: Buona Scuola.

– Poi c’è chi prima criticava da destra il radicalismo di Tsipras e ora critica da sinistra l’assenza di radicalità del piano concordato, che non vedeva l’ora che accadesse una cosa del genere. Come quelli che stanno là a osservare il primo della classe pieni di odio e aspettano di vederlo arrancare nell’ora di educazione fisica. Mi fanno una tristezza tale che se non fossero quelli  che manipolano palesemente l’opinione pubblica mi farebbero pena. Ma fanno solo schifo, e fa bene Varoufakis a definirli terroristi.

Per il resto la Grecia è bella, e il popolo greco ha più coraggio di noi, e non voglio sprecare altre parole perché ne sono state dette abbastanza e abbastanza condivisibili già qui e soprattutto nel commento di Argyrios Panagopulos, che, a differenza di tutti quelli che non contano un cazzo e parlano per sentito dire, è un momento il portavoce di Syriza in Italia.

Infine, nient. È desolante svegliarsi la mattina e vedere la gente esultare per i fallimenti, presunti e non, di chi ha portato un sacco di entusiasmo e speranze. Tristezza a palate, proprio. Andate al mare!

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3 risposte a A una settimana dal greferendum, Tsipras resta un figo

  1. loscalzo1979 ha detto:

    Mi trovo d’accordo: è stupido esultare per il fallimento di uno stato, come molti (a sinistra) hanno fatto, specie in italia, perché tutti a dire “è la vittoria della sinistra VERA, ora facciamo lo stesso con Renzi”.
    Faccio presente due cose: tolta la boutade del referendum ( semplicemente un pessimo bluff di Poker giusto dato in pasto per i media e l’opinione pubblica interna), Tsipras ha fatto e sta facendo cose che potrebbero tranquillamente farlo definire “Renzi Greco”.
    Tipo:

    1) un governo di scopo alleandosi con i conservatori di destra euroscettici (perché sapeva che a sinistra, specie quella radicale, non avrebbe avuto appoggi per i tagli, mentre coinvolgendo i conservatori poteva contare su appoggi di legge in legge anche fuori dal governo, come già sta accadendo), ma siccome lo fa Tsipras, allora tutti a dire “bravo”.

    2) Andrà a toccare gli ambiti statali e privatizzerà settori come energia e beni demaniali, le stesse cose per cui stranamente se in Italia le fa Renzi siamo alla dittatura e alla fine dei diritti dei lavoratori, se le fa Tsipras allora va bene perché ” va a colpire l’assistenzialismo statale”.

    3) alla fine il piano che si sta dando ad approvare è forse per certi aspetti più pesante di quello “brutto e cattivo” della UE, ma alla fine all’opinione pubblica greca va anche bene, perché al contrario dei NOSTRI POLITICI che pensavano di sapere perfettamente il pensiero greco, i greci non vogliono l’uscita dal sistema monetario europeo, volevano solo tempo, lo otterranno.

    In sintesi forse Tsipras poteva risparmiarsi la farsa del referendum, ma sta agendo ne più ne meno quello che fa, senza la drammatica situazione greca, Renzi con le riforme: lavora per far rientrare nell’economia europea che conta la nostra, attraverso riforme che scontentano una parte di sindacati/categorie lavorative/partiti che probabilmente si rendono conto che si stanno tagliando fuori dalla Storia che conta ….

    Studiando la storia ho notato alcune: più delle riforme o delle innovazioni scontentano una fetta a volte anche grossa di persone, più probabilmente siamo andati poi nella direzione giusta…. mi spiace, ma l’europa credo non si sfalderà e sarà consegnata in mano a populisti o euroscettici, sarà un momento non facile, ma l’UE ne uscirà rafforzata, con buona pace di nazionalismi o populismi o estremità di sinistra o destra.

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