Il contraddittorio dietro l’angolo

2015-12-18-185804_1366x768_scrot.pngIl liceo Sannazaro, secondo le più recenti stime e classifiche in merito, è il fiore all’occhiello della città. Migliore tra i licei classici, in uno dei quartieri migliori della città.

Adottano una politica particolare, in quella scuola. È una specie di istituto di quartiere, nella misura in cui gli studenti sono selezionati a seconda della provenienza geografica, prediligendo quelli che risiedono nello stesso quartiere in cui si trova. Non è che gli altri vengano esclusi, ma il criterio di selezioni e preferenza è palese, e a tutti gli altri viene caldamente consigliato di trovarsi altre scuole, in altri posti, che siano disposte ad accoglierli.

Siamo al Vomero, nel quartiere della borghesia bene della città. Lo stesso quartiere che, quando è arrivata la metropolitana a mettere in relazione quel limbo placidamente adagiato sulle colline con il resto della caotica Parthenope, ha visto molti dei suoi migliori rappresentanti sollevare obiezioni di disappunto per i ragazzini dei quartieri popolari che ci andavano a passare il sabato sera. Un quartiere bello, pulito, ordinato. Ci stanno tutti i negozi di cui puoi avere bisogno. Ci sta il cinema, i teatri. Le scuole, le librerie. I locali, i ristoranti. I pub, i parchi. Quattro fermate di metropolitana. Una a ogni angolo praticamente. L’elenco è lungo e non lo so bene se è un elenco utile o no, nel senso che magari da altre parti ‘ste cose qua sono la norma ma, tipo, nel mio quartiere non ci stanno, e quindi a me mi fa strano che se vuoi andare al cinema puoi andarci a piedi sotto casa.

Comunque, questo per dire dove sta il Sannazaro e come ambisce a essere scuola del posto in cui è situato, a difendere e trasmettere quelli che qualcuno ribadisce essere i costantemente in pericolo “valori collinari”.

In questi giorni al Liceo Sannazaro gli studenti stanno tenendo una settimana di autogestione in cui, invece che fare lezione sugli argomenti e sulle materie tradizionali con i docenti, tengono quotidianamente dibattiti su tematiche di attualità insieme a ospiti, esperti, relatori vari. Stamattina avrebbero voluto tenere una discussione sul tema degli abusi in divisa, e, nonostante la preside gliel’avesse negato (mettendo bocca e veto in una cosa che si chiama “settimana dello studente”, a proposito di abusi e prevaricazioni) hanno deciso di fare comunque il dibattito.

Non era una fricchettonata, era un fatto serio: alla discussione erano invitati gli avvocati dell’Associazione Contro gli Abusi in Divisa e la madre di Davide Bifolco.

Davide Bifolco, per chi non lo sapesse, è quel ragazzino che la scorsa estate è stato freddato dalla pistola di un carabiniere perché non si era fermato a un posto di blocco. Teneva sedici anni, stava a tre su un motorino senza casco e questo è bastato perché, visto che stava in un quartiere di merda, il carabiniere pensasse che era il caso di sparargli e ammazzarlo.

Sua madre stamattina sarebbe dovuta intervenire nel dibattito sugli abusi in divisa al Sannazaro e la cosa, da qualunque parti la guardi, pare abbastanza lineare. Voglio dire, suo figlio è morto perché un rambo dal grilletto facile non è stato in grado di gestire la tensione di un posto di blocco, manco di una sparatoria.

Pare lineare, e però non lo è. La discussione è stata infatti barbaramente interrotta perché la preside del Sannazaro ha ritenuto inammissibile l’intervento della madre di Davide.

“Non c’era il contraddittorio”, e quindi non si poteva fare.

Non c’era il contraddittorio.

Il contraddittorio.

La pistola?

Il carabiniere?

Una madre con il figlio non ammazzato dalle forze dell’ordine?

Una famiglia del quartiere in cui sta il Sannazaro, a fare da contraddittorio a una donna che viene da un posto di merda a cui hanno ucciso il figlio?

Dal liceo Sannazaro a Viale Traiano, la strada dove è stato ammazzato Davide, ci vogliono dai dieci ai venti minuti, traffico permettendo. Il percorso più lungo che si può fare in auto è di 8,2 km, quello più breve di appena 5,7.

Sta dietro l’angolo. Eppure la Preside del Sannazaro stamattina questo non l’ha visto. Non ha visto contraddittorio nel quartiere ordinato e pulito in cui sta la sua scuola rispetto al posto di merda da dove veniva Davide. Non l’ha visto nelle aiuole variopinte del Vomero rispetto a quell’altare dedicato a Davide in mezzo a Viale Traiano, dove gli hanno sparato. Non lo ha visto nel Sannazaro stesso, la scuola fiore all’occhiello del quartiere e della città, rispetto al Copernico, il liceo scientifico del Rione Traiano la cui sede però è stata recentemente spostata, lasciando il rione senza nessun istituto superiore e i cui locali ora ospitano proprio l’associazione a Davide intitolata.

Non ha trovato che ci fosse spazio per quel dibattito, la preside, perché non vedeva una controparte, un contraddittorio, da contrapporre alla mamma di un ragazzino di sedici anni che, in una notte di settembre di un anno fa, è stato fermato, processato, giudicato e condannato a morte sul momento, perché si trovava in un posto di merda, perché veniva da un posto di merda, che sta a una distanza tra i cinque e gli otto chilometri dal liceo Sannazaro, al primo posto nelle classifiche dei licei di questa regione e tra i primi in quelle nazionali.

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4 risposte a Il contraddittorio dietro l’angolo

  1. Federica P. ha detto:

    Bell’articolo.

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  2. loscalzo1979 ha detto:

    Bell’articolo, pena per una preside di cose strette e retrograde vedute

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  3. Uno qualunque ha detto:

    quanta retorica!

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