La trivella, tua sorella, il torcimento di budella

12238024_193506467693555_7122246387077398875_o.jpgNon lo so se lo sapete, tendenzialmente no perché non lo sa quasi nessuno, ma il 17 aprile si voterà per un referendum che ha come oggetto le trivellazioni petrolifere lungo le nostre coste.

Le piattaforme interessate sono 21, e a ‘sto benedetto referendum si vota per decidere se abrogare quella norma che prevede che allo scadere di una concessione una compagnia può rinnovarla praticamente per sempre, piuttosto che secondo i termini di legge.

Caso vuole che io sia all’interno del comitato che, a livello nazionale, si sta occupando della campagna per il SI (quelli contro le trivelle). Niente, bella è una bella esperienza. Stancante, pure.

Ci ammazziamo di lavoro, stiamo da mattina a sera a leggere articoli, studiare documenti, rispondere a telefonate e mail, coordinare tutti i vari comitati locali, organizzare iniziative e fare tutta una lunga serie di cose. Lo facciamo volentieri, figuriamoci. Cioè ci stanchiamo ma ci piace proprio. Dalla mattina alla sera, spesso pure la notte. E va bene così.

Cioè, andava bene, fino a che non è successo un fatto. È successo che praticamente un’agenzia di comunicazione piccola ha deciso di farsi pubblicità approfittando del referendum, e ha lanciato una campagna volgare, sessista e di cattivo gusto, che non staremo qua a citare tanto o la conoscete tutti quanti, o è meglio così.

Giustamente, si è indignato chiunque. Un sacco di gente si è arrevotata, condannando la campagna, condannando lo slogan, condannando l’agenzia. E fino a qua tutto bene.

Poi però c’è stato una specie di cortocircuito.

È successo che molta della gente che si è giustamente arrevotata, senza alcuna ragione apparente se l’è presa pure con il referendum. Un sacco di gente, ma di quella famosa e con un sacco di seguito, ha cominciato da un lato a pretendere da noi la dissociazione da una cosa cui non ci eravamo mai associati, dall’altro ad associarci automaticamente a quella roba, chiedendo a chiunque di non votare, dipingendoci in un modo in cui non ci siamo mai presentati.  Tutto questo, da parte di chi fino a quel momento del referendum non aveva mai parlato, né nei propri canali personali né in quelli lavorativi.

Non parliamo di idioti, eh. Parliamo di giornalisti, di opinionisti, di blogger famosi. Gente che ha un sacco di seguito. E che dall’alto delle proprie decine di migliaia di follower, ha deciso che rispetto al referendum era più opportuno uscire sollevando una polemica con gli organizzatori che dire la propria circa la possibilità di salvare le nostre coste dagli interessi economici di pochi.

E niente, sto blog qua è piccolo, magari non ha tutti i loro fans però una cosa la voglio dire proprio chiara chiara: chi fa le campagna sessiste per attirare l’attenzione è idiota e sta a un livello da scuola media, ma chi preferisce tutelare la propria immagine di irriverente e polemico perpetuando di questa solo la forma, senza preoccuparsi dei contenuti che trasmette, sta veramente inguaiato.

Il 17 Aprile andate tutti quanti a votare Sì, che se non ci piace una società sessista l’unico modo per combatterla è costruire una società in cui tutti valiamo uguale, e il primo modo per farla è togliere a chi ha di più tutti i pezzetti dei propri interessi che riusciamo, con ogni mezzo che riusciamo a inventarci.

#StopTrivelle

Baci da Roma.

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