Gestire le assenze

1Il dolore è un fatto fisico.

Il dolore vero è una cosa che ti senti, che fisicamente ti pesa sulla bocca dello stomaco, una specie di presenza evanescente materialmente collocata al centro del tuo petto che preme in tutte le direzioni.

Preme sullo stomaco, preme sopra al cuore, ma preme pure al petto, spingendo per venire fuori.

Che ti fa pensare che potresti esplodere.

Ti intorpidisce le braccia, ti dà una sensazione di stanchezza avvilita, sconfitta, che ti pesa sulle palpebre, sulle spalle, in ogni singola falange, e ti accorcia il respiro.

È come se ti tagliasse il fiato, prima a metà, poi di nuovo a metà e così via, fino a che non ti resta che un flebile soffio che ti affanna solo parlare, solo pensare, e ti ritrovi in una bolla di vetro.

L’unica cosa positiva del dolore è che finisce. Non finisce per sempre, ma si stoppa. Per motivi brevi o lunghi si assenta, quasi te lo scordi ma lui sta sempre là. Solo che ha smesso di premere, e tu te lo scordi.

Il dolore vero ti fa sentire idiota per tutte le cose che in ogni momento pensi ti facciano male, ti fa sentire idiota perché ti dà una lucidità disincantata, fatalista, per la quale sai che ogni piccola cosa che ti ha fatto male aveva o poteva avere una soluzione precisa, determinata, che stava là e che magari se non l’hai trovata è solo, in qualche modo, colpa tua.

Perché quello non era dolore vero.

Il dolore vero è il dolore che non ci puoi fare niente. È quello che si risveglia in un momento, e a quel punto tu non ci puoi fare niente. Devi aspettare, e quello passa un’altra volta.

Perché non puoi porre rimedio. Lui arriva, basta una scintilla qualunque e ritorna, e si impadronisce di te. Occupa fisicamente il tuo corpo e riempie di vuoto la tua testa e a te non resta che accettare che sia così. Tu non sei più niente, anche se da fuori sei la stessa cosa, la stessa persona, la stessa faccia e tutto il resto, in realtà tu non sei più niente.

Sei solo il dolore, e non puoi fare niente per rimediare. Devi aspettare e quello passa un’altra volta.

Il dolore vero è una presenza, ma una presenza che non è una presenza vera. È una presenza che è un’assenza. Dire che è un vuoto è banale. È sostanza, è un’assenza che è fisica e che non accenna a smettere di esserci. È l’assenza che non prevede un ritorno. È perdita che non prevede ritorno.

Io lo conosco il dolore vero. È una cosa che ti capita, per fortuna, di incontrare poche volte.

Il dolore vero è questa notte di sei anni fa, è domani mattina di sei anni fa e la certezza immediata e irrazionale che niente sarebbe più stato come prima, e la certezza ragionata e digerita che niente sarà più come prima ed è l’assenza, il vuoto, la certezza più fisica che avrai mai perché continua a morderti per sempre.

Ti cambia per sempre, è come se portassi qualcosa in più dentro di te. Ci sei tu, e c’è il dolore, e lui sta dentro di te per sempre ma a volte si assopisce mentre altre ritorna e si prende il tuo posto. E all’inizio, quelle volte, ti senti in colpa perché te lo sei dimenticato ma poi, dopo un po’, non ti senti più in colpa, ti senti solo in attesa. In attesa che finisca. Lo capisci da lontano quando sta arrivando, quando comincia a fare capolino dentro di te, e sai che l’incubo è tornato e vuoi solo che finisca di nuovo, e non ti senti in colpa. Aspetti.

Il dolore vero è rassegnato.

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2 risposte a Gestire le assenze

  1. tiZ ha detto:

    È proprio un’assenza presente

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  2. Nunzia D'Alterio ha detto:

    Si! Quel dolore che impari a conoscerlo, a conviverci e te lo porti con te sempre in ogni dove perche’ e’ tuo e Solo tuo. Il caro amico Dolore!

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