La ragione per la quale non vi permetterò mai più di parlare del mio corpo

1L’avete posta come un problema di classifiche, come l’inopportunità di fare i conti sulla pelle delle persone e di stare a verificare quali e quanti stupri commettessero italiani, migranti, biondi, belli o brutti.

La verità è che non ve ne frega un cazzo, non ve n’è mai fregato un cazzo.

La ragione per la quale non vi permetterò mai più di parlare del mio corpo, della mia sicurezza, della necessità di proteggermi o meno, della mia intimità violata, è che a voi non è mai fregato niente di quello di cui si stava parlando.

Il punto non è mai stato la donna x violentata o minacciata dal migrante di turno. Il punto per voi è sempre stato lui, il migrante, l’uomo nero dalla lingua incomprensibile che incontrate ogni giorno per strada, sull’autobus, in fila alle poste.

Se questo, che vi spaventa già normalmente, che odiate già normalmente, fa qualcosa di male, se stupra una donna, tanto meglio per voi. Almeno vi ha dato un motivo per odiarlo, una ragione per sentirvi forti del vostro odio e per cercare consensi.

“Avete visto? Non sono io che sono razzista, sono loro che violentano le nostre donne”.

E giù a inveire, a preoccuparvi, a difenderci, a parlare della nostra carne come se fosse la cosa più preziosa del mondo: la buttate in caciara sul pericolo che noi staremmo correndo, sulla necessità di tutelarci in quanto madri, mogli e figlie. Mai sul fatto che siamo donne. Che siamo persone.

Poi però si danno i casi in cui il colpevole non è il vostro uomo nero ma anzi qualcuno che ritenete intoccabile, e quindi la nostra carne perde valore, si verifica uno strano fenomeno di inflazione per cui diventa relativa la sicurezza, la protezione, l’intimità. La dignità stessa che abbiamo.

Perché se a violarci è uno che vi piace, il punto è quanto noi abbiamo dato spazio alla cosa: che cosa cazzo vogliamo? A chi vogliamo dare fastidio?

Voi non lo sapete, ma ci violentate ogni volta che lo fate.

Ci violentate ogni volta che parlate del nostro corpo come strumento di difesa delle vostre idee del mondo, qualsivoglia siano.

Ci violentate ogni volta che “non ci sono attenuanti ma”.

Ci violentate ogni volta che “era ubriaca, drogata, scollata”.

Ci violentate ogni volta che “mi ha provocato”, “prima ci stava”, “tanto va con tutti”.

Ci violentate ogni volta che “proteggila dallo straniero, potrebbe essere tua madre, tua sorella, tua figlia”.

Entrate con violenza nel nostro corpo, violate la nostra carne, ogni volta che lo fate perché vi serve o lo fate difendendo quello che vi serve.

Ci hanno violentato i porci di Rimini, ci hanno violentato i carabinieri di Firenze, ci ha violentato il sindaco di Firenze, ci hanno violentato i titoli dei giornali, i processi pubblici, ci hanno violentato tutte le donne a cui “non è mai successo perché hanno un comportamento composto”. Quelli che ci hanno lasciate sole, i centri antiviolenza che ci fanno il processo se chiediamo aiuto, i carabinieri sempre uomini da cui andiamo a denunciare, quelli che ci stanno intorno e ci guardano come se fossimo noi quelle da cui diffidare.

Tutti, dal primo all’ultimo, ci avete stuprate. Avete violato i nostri corpi e lo avete fatto più e più volte, ogni volta che non ve ne siete accorti, ogni volta che mentre eravamo esangui e sotto shock ci avete messo in mezzo al dibattito pubblico, al centro di una gogna mediatica.

La ragione per la quale non vi permetterò mai più di parlare del mio corpo è che ci avete violentate tutti.

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