Sola me ne vo per la città

stradaIeri sera me ne andavo in giro tutta sola. Tornavo da casa di Maura, la mia amica, e mi dirigevo a Sparwasser, il mio circolo Arci, nel primo buio serale di questo turbolento inizio d’inverno.

Trotterellavo spensierata col mio zaino gigante con il pc, svariate agende e tutto quello che mi serve, in linea di massima, per affrontare la giornata quando esco di casa la mattina: dopo lavoro, avendo finito più tardi del solito, non ero tornata a casa ma ci eravamo dirette subito da lei a fare un aperitivo per chiudere l’intensa giornata e fare le nostre solite chiacchierate sui soldi che mancano, le grandi aspettative, lo scoramento e sempre le stesse storie.

Casa sua, che per un periodo è stata anche mia, dista giusto qualche minuto da Sparw e così verso le 21 sono uscita per raggiungere amici, compagni e Luca. A metà strada mi sono resa conto del fatto che lungo la via ero completamente da sola, al punto che, sovrappensiero, mi ero convinta che fosse notte inoltrata. Mi sono detta che non dovrei essere tanto imprudente quando cammino per strada, di sera, da sola, e dovrei stare un po’ più attenta, non volare con la testa ovunque come se il pericolo non fosse là fuori e potessi permettermi di andare in giro come la vispa Teresa.

Mi sono subito rassicurata, dicendomi che anche, se era tutto buio ed ero completamente sola per strada, era comunque molto presto e cosa vuoi che succeda alle nove di sera?  Poi mi sono resa conto – non si tratta, per carità, di una grande intuizione – che la mia era quel genere di preoccupazione che solo una donna si sognerebbe mai di avere, che il fatto che potesse esserci qualche malintenzionato pronto a fare chissà che è un problema tutto di noi signorine e che solo noi abbiamo questa capacità\attitudine\istinto a tenere i sensi all’erta quando per strada è buio e siamo sole.

E anche la mia banale riflessione su che ore fossero mi ha portata a pormi una domanda all’apparenza semplice, ma che mi ha fatta perdere in mille riflessioni: come deve essere la vita di chi non deve porsi il tema di che ore siano, se è buio e tutto intorno non c’è nessuno? Come si vive, da uomini, senza che per te sia mai veramente tardi? Ci pensate? Anche il tempo vive di una distinzione di genere importante: ci sono categorie di persone in cui il tempo si distingue in presto – che è quando puoi andartene da sola verso il tuo circolo senza crearti grossi problemi anche se è buio e sei sola – e tardi – che è quando invece devi accelerare il passo e guardarti intorno, aprire occhi e orecchie e non distrarti, e categorie di persone per cui non è così, per cui esistono solo il giorno e la sera, e il buio serve a distinguere solo queste due comode, ampissime, divisioni temporali. Come deve essere facile vivere in una vita in cui non è mai presto o tardi, ma è solo giorno o sera?

Pensavo a questo e ho partorito un’altra riflessione poco brillante: mi sono persa nei miei pensieri a fare questa distinzione fino ad arrivare alla conclusione che pure il buio è sessista, ma perché? Perché me ne sto andando in giro da sola e qualcuno – magari non ora, quasi sicuramente non qui  – potrebbe approfittarsi di me per il semplice fatto che sto camminando, da sola, portandomi dietro la mia bella faccia, il mio culo, il mio seno. E questo, soprattutto se astratto dalla coltre concettuale in cui siamo abituato a vederlo, è mostruoso. Cosa vuol dire approfittarne? Esiste qualcuno che vive una vita in cui, se una cammina per strada da sola, al buio e tutto il resto, e la vedi e ti viene voglia di scopartela, hai tutto il diritto di fermarla, farle violenza, magari picchiarla, e abusare di lei. Come deve essere l’interno della testa di una bestia che pensa che, solo perché vede qualcosa che gli piace, pensa di potersela prendere a prescindere da quello che lei può pensare o non pensare, volere o non volere, come se fosse una lattina di Coca in un distributore?

Mo, mi rendo conto, non sarà una riflessione alla Simone de Beauvoir, però io ieri sera camminavo per strada, da sola, al buio, e mi sono resa conto che avevo paura solo perché sono femmina. E questo qualifica il mondo in cui viviamo.

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